Fine ottobre 2012: primo assaggio d’inverno (parte 2)

Transitato il primo peggioramento, ecco che un nuovo passaggio perturbato interessa il Nord-Italia l’ultimo giorno del mese portando la neve a 300-350 m nel Cuneese, più precisamente nella ristretta zona del Cebano, mentre altrove abbondanti sono gli apporti nevosi a quote medio-alte; in regione sono moderate le piogge, per lo più su Basso Piemonte. Questo contribuisce a ridurre, ma non a risanare del tutto, il deficit idrico in gran parte del Piemonte creatosi nel corso del mese. 

Il mattino del 30 ottobre grazie ai cieli sereni nella nostra regione si hanno estese gelate in pianura ed in alcuni punti di bassa collina che contribuiscono a formare il cuscino freddo. Di seguito le minime inferiori ai -2°C da rete Arpa:

  • Verolengo (TO) 163 m: -3.1°C
  • Castell’Alfero (AT) 140 m: -2.5°C
  • Pralormo (TO) 295 m: -2.3°C
  • San Damiano (AT) 154 m: -2.0°C

Nello scatto sottostante della webcam di Pietra Marazzi, sulla dorsale del Monferrato alessandrino rivolta verso le luci della città di Alessandria, notiamo un aumento della nuvolosità poco prima dell’alba, che andrà poi a coprire totalmente il cielo nelle ore successive e che ferma il calo termico facendo sfiorare la minima negativa. Questo avviene per il richiamo del prefrontale della perturbazione, che si incanala dal Genovesato verso l’Alessandrino attraverso il Passo del Turchino. La copertura nuvolosa contribuirà a contenere le massime di qualche grado rispetto alle altre zone del Piemonte; appena +5.2°C è il valore massimo della giornata in questa località alessandrina.

Come anche nel precedente articolo, vediamo di analizzare i LAM a meno di 24 ore dall’evento. Ecco Moloch, emesso alle ore 3 del 31 ottobre per le successive 21 ore: osserviamo l’intera Italia interessata da fenomeni, in modo particolare è evidenziato un esteso sistema temporalesco rigenerante su Calabria ionica, con punte di 300 mm sulla terraferma; precipitazioni di forte intensità si avranno anche su Lazio e Campania, dove gli accumuli previsti sono di 100 / 150 mm. Per quanto riguarda il Nord-Ovest, è evidente un autorigenerante in pieno Mar Ligure, inquadrato anche dagli altri LAM, mentre prevede valori variabili tra i 25 e i 50 mm su Basso Piemonte con punte superiori su Cuneese.

Il LaMMa ad alta risoluzione su base del modello Reading per l’intera giornata del 31 ottobre è ottimo per  rilievi e pedemontane cuneesi per quanto riguarda gli apporti nevosi. Rispetto ad altri LAM, riesce a prevedere meglio la disposizione degli accumuli tra la parte meridionale della Granda ed il Savonese: Cuneo città al limite degli accumuli (2-4 cm), lo stesso per la conca di Ceva, 40-50 cm su Cebano tra 700 e 800 m, la media Val Tanaro parzialmente priva di accumuli; il massimo previsto di 70-80 cm, indicato con il colore grigio, è collocato sul Monte Settepani (SV, 1386 m).

Al mattino del 31 ottobre le precipitazioni sono deboli ovunque, ma non c’è da stupirsi poichè proprio con l’avvento del pomeriggio era prevista l’intensificazione dei fenomeni in modo particolare su Basso Piemonte. Così avviene e contemporaneamente si osserva un calo delle temperature, accompagnato perciò da una diminuzione della quota neve, che scende fino a 300-350 m nel Cebano, 350-400 m nel Savonese e 400 m nell’Astigiano. Per “Cebano” non si intende il solo comune di Ceva, ma anche tutta l’area limitrofa che ruota attorno a tale città: si tratta di una zona con un’orografia particolare, poichè verso E / NE è protetta dall’Alta Langa (che raggiunge gli 800-900 m), verso W / SW dalle Alpi Liguri e Marittime e verso S dall’Appennino Ligure. Quando si forma una bassa pressione sul Ligure questa richiama a sè il freddo accumulatosi nel catino padano che trova un unico sfogo attraverso una breccia nell’Appennino: il Colle di Cadibona. Si avranno perciò correnti settentrionali nei bassi strati che aumenteranno il freddo, di conseguenza questa zona con tali configurazioni si trova ad essere più fredda delle aree vicine e più nevosa. I modelli intravedevano proprio tale richiamo freddo, infatti in questa carta LaMMa prevista per le 18 UTC (ore 19 locali) è evidenziato come il cuscino freddo vada ad esaurirsi proprio nel Cebano (+2°C a 925 hPa).

Nell’immagine sotto osserviamo le temperature delle stazioni Arpa pubbliche intorno alle ore 19 circa, quando la quota neve era già in rialzo quasi ovunque: Ceva (410 m) è la più fredda a pari quota con +0.2°C (dopo essere scesa in minima a -0.1°C!) con neve moderata in corso, mentre Mondovì (422 m) e Cuneo (575 m) hanno circa un grado in più ed i fenomeni sono misti a pioggia. Ponte Nava di Tanaro (940 m) è a +2.7°C con precipitazioni chiaramente liquide, infatti il tratto della Val Tanaro tra questa località e Garessio (621 m) non è stato imbiancato. Ottima neve sul tetto delle Langhe a Mombarcaro (896 m) con -1.3°C: queste zone hanno visto accumuli intorno ai 20-25 cm a 750-850 m di quota. Eccellente la prestazione della Langa Astigiana che ha beneficiato del cuscino al limite. La neve è qui scesa a 400 m di quota: Serole Bric puschera (765 m) registra -0.1°C, invece sull’Appennino Alessandrino alle stesse quote le temperature sono già in rialzo per l’entrata di correnti più calde, che fanno decollare la quota neve: Ponzone Bric Berton (773 m) da valori prossimi allo zero è salito a +2.5°C e ai 1250 m dei Piani di Carrega nell’estrema parte sud-orientale dell’Alessandrino (località non visibile in cartina) dopo aver accumulato 10 cm, per l’arrivo della +10 a 925 hPa (come si osserva dall’immagine sopra), ora piove con circa +1°C.

Nelle seguenti immagini vediamo in sinottica il minimo alle 14 UTC (ore 15 locali) di 987 hPa, in spostamento dalle Baleari verso il Ligure (fonte: link); sotto la situazione su gran parte dell’Europa vista dal satellite (Sat24.com): individuiamo bene il minimo poco a NW della Sardegna ed osserviamo l’intera penisola coperta dalle nubi.

Nella foto Mondovì a 416 m a metà pomeriggio con neve debole in corso ed un leggero velo sui colori tipicamente autunnali della vegetazione, che poi si rivelerà essere l’accumulo finale; infatti nel Monregalese, come nel resto del Cuneese, fatta eccezione appunto per il Cebano, la quota neve si alzerà e per le temperature positive non riuscirà più ad accumulare al suolo. (Foto: Gabriele Gallo).

Questa era la situazione all’ora di cena lungo l’A6 Torino-Savona nel tratto di Priero (475 m): la viabilità era difficoltosa per gli accumuli che a quell’ora a tale quota raggiungevano già i 15-20 cm di neve fresca al suolo. E’ stata interessato da nevicate tutto il tratto autostradale tra Mondovì (CN, 395 m) ed Altare (SV, 398 m): è davvero notevole che si sia spinta fino a quest’ultima località considerando il periodo, la sua quota e soprattutto che si trova ad appena una decina di chilometri dal mare. Ora alcune foto scattate a metà serata nel centro di Ceva poco prima che i fenomeni cessassero con un accumulo di oltre 5 cm. (Foto: utente Meteonetwork “ciccio9203”).

A evento concluso il maggior accumulo, come previsto, si è avuto sul Monte Settepani dove il nivometro ad ultrasuoni dell’Arpa a 1375 m ha registrato 55 cm di neve fresca; le medie valli Marittime e Liguri (tra 1400 e 1900 m) hanno ricevuto apporti compresi tra i 40 e 50 cm. Di seguito invece gli eccezionali accumuli registrati nel Cebano più altri in zone limitrofe, alcuni solo indicativi per la difficoltà della misurazione causata dal vento:

  • Cuneo 560 m: 1 cm
  • Serole (AT) 588 m: 6-8 cm
  • Ceva (CN) 388 m: 7 cm
  • Calizzano (SV) 647 m: 9 cm
  • Ceva, loc. S. Bernardino (CN) 415 m: 12 cm
  • Priero (CN) 475 m: 22 cm
  • Montezemolo (CN) 734 m: 35 / 38 cm
  • Castelnuovo di Ceva (CN) 761 m: 40 / 42 cm

Concludiamo con uno scatto del satellite della NASA sensore MODIS-TERRA che inquadra l’area del Basso Piemonte a fine mattinata del giorno dopo, 1° novembre, quando erano ancora imbiancate le Langhe ed il Cebano; notiamo invece la media Valle Tanaro (tra i 600 e 1000 m) priva di neve, poichè come accennato in precedenza, qui non ha nevicato.

Paolo Faggella

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