Cronaca di quella che è stato per il Basso Piemonte la prima perturbazione di stampo primaverile, con piogge abbondanti in pianura e nevicate a bassa quota, in particolare le più intense della stagione invernale sull’Appennino Savonese oltre i 600-700 m di quota.

La causa di questo intenso peggioramento è dovuta ad un notevole impulso atlantico, che a metà della prima decade di Marzo ha rotto la stabilità climatica sul Nord-Ovest: essa durava infatti dal 25 febbraio 2013, in occasione della quale si è avuta la più importante nevicata dell’inverno sulle pedemontane dell’Alta Lombardia, Alto Piemonte e Torinese.In ordine, situazione a 500 hPa e 850 hPa secondo le CFS Reanalysis il 6 marzo alle 12z: notiamo il “naso padano” formato dalla isobare strette, ancora più evidente il giorno prima [5 mar ’13 18z – 500 hPa], indice di importanti precipitazioni a sud del Po, mentre in quota resiste la 0°C che abbraccia tutto il NW e nel Cuneese c’è ancora una -2 / -3°C.

In realtà le precipitazioni sono durate più giorni seppur con qualche interruzione (dal 5 all’8 marzo),  il 6 marzo è la giornata caratterizzata dalle precipitazioni più intense, perciò ci soffermeremo soprattutto su questa data.

I primi fenomeni si hanno nel primo pomeriggio del 5 marzo 2013 su Alpi Liguri e Marittime e si estendono subito all’intero Appennino, mentre solo in serata a tutto il Basso Piemonte. Questa è la situazione sul Monte Poggio (SV) a 820 m in Alta Valle Orba, con una quarantina di centimetri di neve vecchia al suolo ed i primi fiocchi che subito non attaccano per la temperatura ancora positiva; la quota neve in zona con le precipitazioni iniziali è intorno ai 650-700 m.

Le precipitazioni divengono intense solo dalla notte, infatti fino alla mezzanotte al Monte Poggio non si accumulano più di 15 cm. Di seguito la webcam di Calizzano (SV) a 647 m in Val Bormida a metà mattinata, quando si ha probabilmente la massima intensità d’evento: l’episodio si concluderà con una trentina di centimetri di neve fresca. Poco più a valle, a pochi chilometri dalla provincia di Cuneo, a Roccavignale a 570 m si misurano 40 cm; nel Cebano, il nivometro ad ultrasuoni dell’Arpa segna 52 cm a Priero (CN) 610 m, mentre nel vicino Monregalese si misurano 4 cm a Mondovì città (CN) a 416 m.

Di seguito una foto scattata tra le Langhe a San Benedetto Belbo (CN) a 637 m intorno alle 11: al momento dello scatto sono stati misurati circa 25 cm di neve al suolo. In zona ad evento concluso si avranno valori vicini al mezzo metro di neve fresca a quote di 800-900 m, mentre si hanno le prime imbiancate a partire dai 300 m nelle valli. (Foto: utente Meteonetwork “apecheronza”).

Ci spostiamo a Piaggia (CN) nel comunque di Briga Alta a 1310 m, dove la nevicata nel primo pomeriggio è davvero intensa: il nivometro dell’Arpa posizionato ad una quota di 1645 m ha registrato ben 124 cm di neve fresca tra il 5 ed il 7 marzo, dato che risulta il più elevato di quest’evento, portando così il manto al suolo a 188 cm.

Tuttavia i dati più eclatanti si misurano nel Savonese ed in modo particolare in Valle Orba: qui troviamo le località più nevose d’Italia dal fondovalle fino ai 700 m, e per altro a pochi chilometri dal mare. Al mattino incredibilmente la neve è scesa fino alle porte di Savona, imbiancando le colline dietro la città ligure ad appena 2 km dal mare e a 200 m di quota; davvero notevole se teniamo in considerazione che neanche nell’entroterra la neve si è spinta così a bassa quota. Sul Monte Settepani (SV), che si trova a 12 km dal mare, il nivometro (vedi sotto) situato a 1375 m ha misurato 113 cm di neve fresca ed il manto nevoso a fine evento ha toccato i 213 cm, che è un valore record da quando nell’inverno 2003/04 è in funzione (il precedente primato spettava al 3 febbraio 2009 quando si toccarono 203 cm):

La neve in Valle Orba scende quasi fino al fondovalle, imbiancando le colline appena dietro la città di Ovada dai 250 m circa, così come in Valle Stura dove ai 289 m di Rossiglione (GE) si sono accumulati circa 5 cm di neve umida. Di seguito proponiamo alcune foto dell’evento, grazie ad una escursione sul luogo da parte di due giovani ragazzi appassionati, che ci hanno gentilmente concesso le foto scattate, insieme alle misurazioni della neve caduta! Durante la salita a Tiglieto (GE) sul ponte dell’Orba a soli 380 m di quota si sono misurati ben 35-40 cm di neve fresca a metà pomeriggio del 6 marzo, con nevicata ancora in corso (circa mezzo metro al suolo con quella già presente, Foto: Roberto Caldarola).

Ci troviamo di seguito sempre nel comune di Tiglieto, ma intorno ai 600 m di quota. (Foto: Matteo Robbiano).

Un’auto sommersa dalla neve ad Acquabianca (SV) a 700 m: oltre un metro di neve al suolo. (Foto: Matteo Robbiano).

Fra il Monte Poggio e Vara (SV) nel comune di Urbe tra gli 800 e gli 850 m. (Foto: Matteo Robbiano).

Proponiamo ora quattro scatti realizzati a Vara Superiore a quote comprese fra i 785 e 850 m; tra gli 800 e i 900 m sono stati misurati al suolo accumuli compresi tra i 120 ed i 150 cm, contando anche la neve vecchia: il tutto ad una distanza dal mare di appena 8/10 km. (Foto: Matteo Robbiano).

Un cancello a quota 875 m in loc. Ciapela sopra a Vara. (Foto: Matteo Robbiano).

Un bosco a 890 m di quota fra il Monte Poggio e Vara. (Foto: Matteo Robbiano).

Concludiamo con tre scatti della webcam del Monte Poggio (SV) a 820 m di quota e 10 km dal mare, durante la nevicata: grazie alla sua particolare orografia, essendo tale versante rivolto verso il catino padano e protetto da sud dalla dorsale del Beigua, la zona è caratterizzata da un’eccezionale nevosità. Sono stati misurati al suolo (con più pulizie nell’arco dell’evento) 110 cm di neve fresca (15 cm il 5 e 95 cm il 6):

La situazione è stata davvero incredibile anche al di là del Beigua (1287 m), al Rifugio Pratorontondo (GE) a 1108 m sopra Cogoleto: sul versante marittimo a soli 6 km dal mare è caduto all’incirca un metro di neve fresca.


Paolo Faggella

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