Articolo che propone un analisi dell’inverno 2015-2016, con focus sui maggiori eventi al nord-ovest con focus su Asti e provincia.

Quadro prima parte dell’inverno al nord-ovest
L’inverno che abbiamo trascorso è risultato estremamente anomalo nel trimestre novembre – gennaio: dal punto di vista precipitativo sono stati abbattuti alcuni record di siccità. A Torino tale trimestre si colloca come il più secco dall’inizio delle rilevazioni (dal 1802) con appena 4.2 mm registrati dal pluviometro dell’Arpa Piemonte di via della Consolata, che corrispondono al 3% della media. La situazione è rimasta stabile fino al 25 febbraio quando i mm caduti sul capoluogo piemontese erano 23, corrispondenti a un quinto della media 1981-2010. Di seguito riportiamo un grafico tratto da nimbus.it riguardante i dieci trimestri più secchi dall’inizio delle rilevazioni:

Se invece si considera una sequenza casuale di 90 giorni consecutivi, la situazione appare anomala ma non da record, infatti il trimestre si colloca al decimo posto preceduto da alcune annate estremamente avare, come l’inverno 1999-2000 quando caddero 2.2 mm o la primavera 1997 con 2.8 mm. Al primo posto troviamo l’inverno-primavera 1922 quando quando non cadde una goccia dal 7 gennaio al 6 aprile. (fonte dati: http://www.nimbus.it/clima/2016/160130siccitaTorino.htm)

La situazione è stata risolta in extremis alla fine di febbraio quando la vigorosa depressione “Zissi” ha portato la cumulata totale a 113 mm, corrispondente al 93% della media. Anche ad Asti l’anomalia è risultata notevole: novembre ha chiuso con 2.6 mm (media 1881-2013: 70.1 mm), dicembre con 7.9 mm (media 1881-2013: 50.2 mm) e gennaio 13.9 mm (media 1881-2013: 46.5 mm) per un totale del trimestre di 24.4 mm, a discapito di una media trimestrale di 166.8 mm sulla 1881-2013. Il mese di febbraio ha in parte diminuito il deficit con un totale di 119.8 mm, risultando decisamente sopra media (media 1881-2013: 38.3 mm) e portando il totale dei tre mesi invernali (dicembre, gennaio e febbraio) a 141.6 mm. E’ stato dunque superato leggermente il valore medio atteso (media 1881-2013: 135 mm).

Dal punto di vista termico le anomalie stagionali si collocano fra +1° e +2° rispetto alla media 1981-2010, talora anche oltre come a Modena dove l’anomalia raggiunge i +2.7°C. Generalmente questo inverno si colloca al secondo posto per quanto riguarda l’anomalia in città come Torino e Genova, al terzo per Parma, Modena, Urbino o Rovereto. Le anomalie mensili invece si raggiungono anche i 4-5°C in montagna e 2/2.5°C in pianura per le inversioni. Degno di nota è il picco di caldo avutosi fra il 9 e l’11 novembre quando un poderoso promontorio di alta pressione abbraccia l’Italia e il nord ovest, le temperature a 850 hPa in libera atmosfera raggiungono i +15° mentre lo zero termico oltrepassa i 4500 m (sarebbe stato sopra la media anche se si fosse verificato a luglio o agosto). All’aeroporto di Aosta-Saint Cristophe, grazie al fohen, viene registrata una massima di +27.3°C il 10 novembre, valore che supera il precedente record di +22.8°C del 6 novembre 1981; in generale si registrano circa 20 gradi a 1500 m sulle Alpi, record anche a Cervinia con +18.2°C il 10, +19°C a Livigno. Record anche per Asti, in zona nord vengono registrati +23.8°C, il valore più alto dall’inizio delle rilevazioni (2010). Gran parte delle stazioni Arpa Piemonte su territorio astigiano il 10 del mese hanno superato i precedenti primati di caldo per il mese di novembre:

  • Nizza Monferrato (137 m) -> +25.5°C [+22.6°C, 6/11/2006] stazione in funzione dal 1993
  • Castell’Alfero (140 m) -> +23.1°C [+22.3°C, 5/11/2004] stazione in funzione dal 1998
  • San Damiano (154 m) -> +20.9°C [+20.7°C, 4/11/2004] stazione in funzione dal 1993
  • Asti nord (175 m) -> +22.7°C [+20.9°C, 6/11/2006] stazione in funzione dal 2005
  • Montechiaro (200 m) -> +23.3°C [+22.1°C, 4/11/2004] stazione in funzione dal 1988
  • Buttigliera d’Asti (260 m) -> +23.5°C [+20.2°C, 6/11/2013] stazione in funzione dal 2005
  • Montaldo Scarampi (298 m) -> +22.0°C [+21.3°C, 6/11/2013] stazione in funzione dal 1988
  • Roccaverano (640 m) -> +21.6°C [+20.8°C, 6/11/2013] stazione in funzione dal 2002

Di seguito una carta che mostra i geopotenziali e le temperature a 850 hPa il giorno 10.

Considerazioni generali prima parte dell’inverno
La prima parte dell’inverno è stata caratterizzata da un perenne dominio anticiclonico, che ha regnato incontrastato da fine ottobre ai primi giorni di gennaio, con solamente un evento degno di nota a fine novembre, quando grazie ad una discesa di aria artica si sono avuti 7-10 giorni di temperature sotto la media e nevicate fino a sfiorare il metro sul versante estero delle Alpi e sulla Valle d’Aosta (Cervinia Plan Maison 70 cm). La forte anomalia è da ricercarsi a livello planetario a causa di un evento di Nino Strong (è stato eguagliato il precedente record del 1997 con 2.3) che ha causato un aumento notevole delle temperature; per quanto riguarda la situazione barica in Europa invece il fenomeno di ”El Nino” causa direttamente un aumento della potenza dell’Anticiclone subtropicale, che riesce più facilmente ad abbracciare l’Europa e in particolare l’Italia. Di seguito proponiamo una carta che mostra l’anomalia dei geopotenziali a 500 hPa, circa 5500 m, riguardante il periodo 1° novembre – 31 dicembre 2015 (fonte: ESRL-NOAA):

Non meno importante è la situazione della Stratosfera che ha visto un vortice polare estremamente forte, e dunque poco propenso a scambi meridiani verso il Mediterraneo, fino a metà gennaio 2016. Le temperature hanno raggiunto valori notevoli di -80°C a 10 hPa e -88°C a 30 hPa sul Polo nord, mentre i venti zonali sfioravano i 90 m/s a 1hPa e raggiungevano 80 m/s e 40 m/s rispettivamente a 10 e 30 hPa. Il risultato è che la NAM, l’indice imputato a monitorare la potenza del vortice polare stratosferico, ha superato la soglia di +1.5, che secondo la teoria di Baldwin e Dunkerton rappresenta un valore critico: nel momento in cui la NAM supera tale valore, la teoria prevede che per circa 45/60 giorni a livello europeo si avrà una situazione di AO positiva (l’AO è l’indice che misura la potenza del vortice polare troposferico), ovvero dominio incontrastato e continuo dell’alta pressione, con clima soleggiato e mite in montagna senza precipitazioni degne di rilievo e spesso nebbioso e umido in Pianura Padana, con conseguente accumulo di agenti inquinanti. Tali condizioni si sono verificate proprio quest’anno, la NAM ha superato il valore di +1.5 intorno al 20 di novembre e si sono avute condizioni alto-pressorie per tutto il mese di dicembre e per i primi giorni di gennaio.

Quadro seconda parte dell’inverno al nord-ovest
A livello locale il basso Piemonte è stato una delle regioni più sfavorite e penalizzate, dal punto di vista economico le ripercussioni son state molto pesanti, soprattutto per le stazioni sciistiche che a causa della mancanza di neve hanno cominciato la stagione in ritardo e son entrate a pieno regime solo dopo la seconda metà di gennaio. E’ stato impossibile sfruttare gli impianti di innevamento artificiale a causa delle temperature troppo alte. La seconda parte dell’inverno invece ha visto una maggiore ingerenza delle depressioni dell’Atlantico che dapprima hanno apportato ingenti quantitativi di neve sull’arco alpino estero e sulla Valle d’Aosta, dove la cumulata stagionale risulta sopra media specialmente sulle zone occidentali e sulla dorsale. Il mese di gennaio è risultato particolarmente nevoso per le zone occidentali dove sono caduti in media oltre 2 metri a 1600-1700 m circa, proponiamo un grafico elaborato dal centro funzionale della Valle d’Aosta riferito a Courmayeur Ferrachet a 2290 m:

Durante il mese di gennaio non si sono avuti eventi degni di nota per l’astigiano; sono da ricordare due deboli eventi nevosi per la città verificatesi il 2 gennaio, quando caddero 2 cm (equivalente in pioggia: 10.5 mm), e il 3 gennaio con 2 cm (equivalente in pioggia: 3.0 mm), a causa dello scorrimento di aria più umida sul freddo ristagnante in pianura. Poco dopo la metà del mese invece abbiamo avuto un ingresso di aria fredda continentale, che ha colpito marginalmente le nostre zone, inizialmente con fohen che ha abbassato notevolmente l’umidità dell’aria. Alleghiamo una carta che mostra a sinistra i geopotenziali e a destra le temperature a 850 hPa (circa 1500 m) per il 18 gennaio 2016:

L’orografia ha poi inciso maggiormente: sfruttando l’inversione termica, le temperature sono scese intorno ai -7/-8°C in città e -10°C in campagna. Tuttavia vogliamo precisare che in tutto ciò non vi è nulla di eccezionale; considerando infatti la stazione di Castell’Alfero a 140 m in Valle Versa a nord di Asti la media annua di minime minori di -10°C corrisponde a 7, dunque tale ingresso freddo può essere classificato come ”normale” durante la stagione invernale. Il picco del freddo è stato raggiunto il giorno 18 quando Castell’Alfero si conferma la stazione più fredda sia dell’astigiano, sia della pianura piemontese, registrando una minima di -11.3°C (vedi grafico sotto):

Notare il carattere continentale del clima del nostro territorio caratterizzato da forti escursioni termiche fra giorno e notte: il giorno 17 vengono registrati estremi di -10.1°C / +10.0°C, con un escursione termica di 20.1°C. Queste sono tutte le minime sotto i -10°C registrate dalla stazione di Castell’Alfero: -10.1°C (17/01), -11.3°C (18/01), -10.4°C (20/01) e -10.8°C (21/01). Anche altre stazioni astigiane il 18/01 hanno oltrepassato la soglia dei -10°C: San Damiano d’Asti -10.3°C, Nizza Monferrato e Monbaldone Bormida con -10.1°C mentre le stazioni cittadine si sono fermate a -9.3°C (Arpa), -8.3°C (500 m dall’ospedale), -7.1°C (zona don Bosco) e -7.7°C (Arpa Tanaro). Le temperature minime assolute dell’inverno sono state di -8.8°C per la stazione meteo a 500 m dall’ospedale e -7.6°C per la stazione in zona Don Bosco, entrambe registrare il 21/01.

Anche la prima parte del mese di febbraio ha visto la prevalenza di sfondamenti da ovest, particolarmente proficui per la Valle d’Aosta occidentale e di dorsale, con buona probabilità le cumulate sono state superiori a quelle di gennaio. Si ricordi su tutte le nevicate, quella del 12 febbraio, quando Courmayeur paese totalizza 75 cm in 14 ore circa con un altezza massima al suolo di 140 cm. Proponiamo una foto di Flavio Vecchi scatta la sera del 12 febbraio a Courmayeur (fonte: http://www.meteoreport.net/report/352-nevicata-clamorosa-in-valdigne-foto-eslcusive.html)

La seconda parte del mese invece ha visto maggiori incursioni perturbate verso il Mediterraneo, dunque anche i settori alpini meridionali hanno riacquistato un aspetto più consono al periodo; la neve è tornata a cadere abbondante anche nel basso Piemonte, specialmente durante l’episodio perturbato avvenuto fra 26-29 febbraio. Gli accumuli nell’astigiano superano 80 mm, in zona nord ad Asti si contano 86.0 mm con picchi maggiori andando verso sud e il cuneese. Importante è la comparsa della neve in pianura nella notte tra 27 e 28 febbraio, da Isola d’Asti verso sud (10 cm ad Alba), mentre in città si hanno solo momenti di pioggia mista. In collina invece gli accumuli raggiungono cifre significative, circa 20 cm a Castagnole delle Lanze a 380 m e mezzo metro a Bossolasco sulle Langhe cuneesi a 590 m. Evento notevole anche per il cuneese, si registrano accumuli oltre i 100 mm ovunque, mediamente intorno ai 120-140 mm, con picchi notevoli in montagna come alla diga del Chiotas a 2020 m in valle Gesso dove sono caduti 176 mm con temperature negative, dunque circa 180-200 cm di neve. Accumuli intorno ai 150 cm anche a Prato Nevoso a 1600 m, qualche scatto dalla pagina facebook del comprensorio:

Grande nevicata anche a Limone dove in paese a 1010 m si misurano 100 cm totali, 194 cm a fine evento al Pancani a 1875 m (accumulo probabilmente influenzato dal vento):

Temporale nevoso 5 marzo 2016
Il 5 marzo sulla città di Asti si è abbattuto un temporale di neve, fenomeno abbastanza raro per le nostre zone, l’ultimo infatti risaliva al 12 gennaio 2008, quando caddero 12 cm di neve molto pesante in poche ore. La dinamica di formazione di un temporale è molto complessa, esso necessita di una spinta verticale dal basso verso l’alto, che si può generare ad esempio quando l’aria calda è immersa in aria più fredda: l’aria calda, essendo meno densa rispetto a quella fredda, subisce una spinta verso l’alto (secondo il principio di Archimede). Tale evento si verifica durante l’inverno in concomitanza di entrate di aria molto fredda, specialmente in quota. In particolare durante la giornata di venerdì 4 marzo ad Asti sono state raggiunte temperature massime intorno ai +13°C (+13.6°C in zona nord), mentre sabato la città ha rivisto la neve con 0°C. In quota a 500 hPa (5500 m circa) la temperatura è scesa da -22/-23°C fino a -30/-31°C in pochissime ore, fornendo le condizioni necessarie per la formazione di fenomeni vorticosi. Questi dati erano noti già prima dell’evento grazie ai modelli matematici e ai radiosondaggi. Si può dimostrare matematicamente che la spinta verticale (che può essere intesa come l’energia disponibile per il temporale) è proporzionale alla differenza di temperatura fra il suolo e i piani più alti della troposfera. Ad esempio se al suolo ci sono ci sono 0° ma in quota -20°C la differenza sarà di 20°C e l’energia non sarà molto elevata, ma se al suolo ci sono +10°C e in quota -30°C (differenza 40°C), l’energia sarà maggiore. La presenza di un gradiente termico elevato è fondamentale perchè spesso durante l’inverno in pianura permangono situazioni di inversioni termica che impediscono la formazione dei temporali.

Un altro tassello fondamentale per il nostro clima è il Mar Ligure, una riserva quasi infinita di calore e umidità (anch’essa importante). A causa dell’assenza di passaggi perturbati durante l’autunno, il mare presentava e presenta tuttora una temperatura molto calda per il periodo, circa 14/14.2°C. L’anomalia al 5 marzo era intorno ai +2°C oltre la media. Dunque grazie a questo apporto di calore e umidità, combinati con la differenza di temperatura fra suolo e quota, i temporali riescono a formarsi. L’aria calda in risalita dal mare viene spinta verso l’alto poichè incontra strati di aria sempre più fredda. A livello orografico un altro fattore che ha aiutato la formazione di fenomeni temporaleschi è la presenza dell’Appennino. Infatti i venti di Ostro (Sud) sono stati costretti a salire verso l’alto a causa di questa forzante, favorendo ulteriormente la formazione dei temporali.

Fondamentale è stato anche ciò che è avvenuto durante la giornata del 2 marzo: una perturbazione in entrata da nord ovest è stata bloccata dall’arco alpino generando il fenomeno dello ”sfondamento” (nevicate sul versante sopravento); durante la serata si sono avuti anche i primi fenomeni temporaleschi su Alto Piemonte e Novarese e Vercellese e alcune fulminazioni anche sul basso Astigiano. Tale ingresso è stato subito seguito nella giornata di giovedì 3 marzo dal fohen, vento caldo di caduta, che si genera scendendo lungo i pendii delle Alpi: durante la discesa la massa d’aria va incontro ad un riscaldamento adiabatico, la temperatura dunque aumenta, mentre l’umidità diminuisce. In queste condizioni il dew point (temperatura di rugiada, ovvero la temperatura alla quale l’aria deve essere raffreddata affinchè condensi) raggiungeva valori anche di -10°C, che in vista di una possibile nevicata sono ottimi. L’effetto favonico è perdurato anche nella giornata del 4 mantenendo l’aria secca. Ecco una carta che mostra la situazione barica il 3 marzo con correnti secche da nord ovest sul Piemonte mentre un minimo depressionario sta velocemente evolvendo dal Ligure verso nord-est apportando precipitazioni sulle Alpi centro-orientali:

E’ facilmente intuibile dunque che i tasselli da combinare per la formazione di un temporale, specialmente durante l’inverno, sono molti e questo spiega la sua rarità durante la stagione invernale. Il giorno 5 marzo tutti i fattori sono perfetti, è presente un centro di bassa pressione sul nord della Francia che invia aria fredda verso il bacino Mediterraneo come si può vedere dalla mappa che segue:

L’aria fredda, tuffandosi nel Mediterraneo attraverso la valle del Rodano, riesce a generare un minimo di bassa pressione in posizione ottimale per il nord ovest e in particolare per il Basso Piemonte. Il richiamo meridionale del minimo è notevole, inizialmente si hanno correnti di libeccio, da sud ovest con precipitazioni subito intense a ridosso dell’Appennino Ligure e sull’alessandrino meridionale, mentre parte del Piemonte centro-occidentale rimane in ombra. Alle ore 01 del 5 marzo in città ad Asti, mentre una debole pioggia comincia a cadere, si registrano ancora +7.8°C con umidità relativa del 65%. Durante la notte si assiste ad una graduale rotazione delle correnti da Libeccio a Ostro, ovvero da sud pieno, la miglior corrente in assoluto per il Piemonte, grazie al movimento del minimo verso nord est che si posiziona nei pressi di Ventimiglia. Alle 9 del mattino del 5 marzo la posizione era la seguente, perfetta per il basso Piemonte:

Fondamentale è stata l’intensità forte delle precipitazioni già dalle 3-4 di notte, tipica delle correnti di Ostro. Essa ha provocato un notevole rovesciamento dell’aria fredda verso i bassi strati e dunque una situazione di omotermia diffusa, con temperature pressochè stabili e intorno allo 0° da 1300 m al suolo. Già dal mattino dai forum giungevano segnalazioni dal cuneese meridionale in cui si parla di tuoni e fulmini, dal radar che segue si nota come proprio in queste zone alle 7 del mattino fossero presenti nuclei precipitativi molto intensi:

Per quanto riguarda la città di Asti la pioggia si è trasformata in neve intorno alle 5 del mattino cominciando a depositarsi al suolo circa un’ora più tardi. Intorno alle 8 la neve cadeva su tutta la provincia e su buona parte delle regione. Le prime fulminazioni sono cominciate intorno alle 9 in città, probabilmente dovute allo spostamento verso nord dei temporali sull’Appennino, e sono proseguite fino alle 11 circa, con tuoni talora fragorosi, tipici dei temporali estivi. L’intensità ha raggiunto picchi notevoli, stimati oltre i 20 cm/h. La minima in città è stata registrata alle 10.30 con un notevole valore di +0.6°C grazie all’intensità molto forte della nevicata, la stazione dell’Arpa Piemonte a 500 m dall’ospedale è riuscita a scendere fino a 0.0°C. Il bilancio complessivo è di circa 10 cm caduti (13 cm in zona nord don Bosco con altezza massima al suolo di 11 cm, equivalente in acqua di 22.0 mm), mentre gli accumuli sono risultati decisamente minori appena a nord della città con circa 5 cm di accumulo a Valmanera. Notevole questa elaborazione del consorzio LAMMA con tutte le fulminazioni (7573) avutesi il 5 marzo, per lo più concentrate sul nord-ovest e Tirreno centro-settentrionale:

A bassa quota la zona maggiormente colpita è il cuneese, grazie alle temperature subito ottimali, seguito poi dalle altre zone del Piemonte; dagli utenti del forum Meteonetwork giungono questi dati: Borgo San Dalmazzo (CN) 25 cm, Carrù (CN) 25 cm, Roddi (CN) 20 cm, Lù Monferrato (AL) 20 cm, Novi Ligure (AL) 15 cm, Valmaggiore (AT) 10 cm, Rosignano Monferrato (AL) 17 cm, Cavellarmaggiore (CN) 15 cm, Fossano (CN) 25 cm, Mondovì (CN) 20 cm,  Masone (SV) 8 cm, Pietra Marazzi (AL) 12 cm, Alessandria (AL) 9 cm, Asti città 11 cm.

Proponiamo ora alcune foto scattate in città nella zona nord durante la massima intensità del temporale, notare le dimensioni dei fiocchi e quanto fosse fitta la nevicata:

In questa foto si nota molto bene come ormai la primavera stia per arrivare:

Infine aggiungiamo questo nostro video con alcune delle numerose fulminazioni verificatesi durante la mattina (è caricato sul nostro canale youtube DatiMeteoAsti):

 

Luca Leucci & Paolo Faggella, con la collaborazione di Stefano Salvatore

6 Comments

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