Nella giornata di sabato 14 maggio viene a delinearsi la prima configurazione interessante dell’anno, i venti in quota sono previsti intorno a 12/15 m/s a 6000m di quota – un valore che incomincia ad avvicinarsi a quel 15 m/s che si indica generalmente come minimo per la formazione di temporali a supercella, i più spettacolari e violenti – mentre l’energia disponibile per i moti verticali (in gergo il cape) raggiunge i 1500/2000 j/kg, un valore di tutto rispetto.

Mi sento dunque con un amico, Matteo, anche lui cacciatore di temporali e decidiamo di ritrovarci a Vercelli intorno alle 15, per poi muoverci in direzione di Crescentino. La zona non è casuale infatti, dai modelli previsionali, sembrano esserci due possibili zone di innesco dei fenomeni temporaleschi, una sulla pedemontana torinese, l’altra ad est di Torino. Posizionarci a Crescentino significa lasciare aperte entrambe le possibilità, sebbene nel caso in cui il temporale si formi ad est di Torino, non sarebbe troppo agevole inseguirlo, poichè il suo moto, oggi, sarà verso sud est. Verso l’una e mezza parto da casa in direzione del vercellese, dato che per i modelli l’inizio dei fenomeni è previsto intorno alle 17/18 ed è sempre bene lasciare due ore di margine.

Arrivato nei pressi di Casale intorno alle 14.40, si incomincia a vedere la torre di un temporale, ben presto mi sembra chiaro che questo sarà il temporale da seguire e non se ne formeranno altri. Affretto il passo, raggiungo Matteo a Vercelli e subito ci muoviamo in direzione di Crescentino. Purtroppo tutte le precauzioni che abbiamo preso arrivando diverse ore prima del previsto, sono state vanificate da un errore grossolano dei modelli, perchè ora ci troviamo a 30km da un temporale che si muove verso sud e per riuscire a fotografare dobbiamo riuscire a raggiungerlo, superarlo e posizionarsi davanti ad esso. Siamo a dir poco sconfortati, ma ci proviamo.

Ci buttiamo all’inseguimento tra le colline astigiane, Matteo guida, io guardo gps, cartina e radar ed insieme cerchiamo di ragionare sul da farsi. Superare il temporale non sembra impossibile, ma dobbiamo farlo evitando il core, la zona in cui le precipitazioni sono più forti. Entrarci potrebbe non solo compromettere la caccia ma anche riportare danni alla macchina, poichè all’interno delle supercelle la grandine può essere di notevoli dimensioni, tale da fare bolli o peggio crepare il vetro anteriore. Ormai ci siamo, ci troviamo pochi km a nord di Castell’Alfero, i fulmini si fanno sempre più frequenti, lampi abbaglianti ci accecano (un altro cacciatore posizionato meglio ci confermerà in seguito diversi fulmini positivi, i più potenti) riusciamo ad evitare le precipitazioni e un po’ per esperienza e un po’ per pura fortuna riusciamo a sbucare davanti alla cella, in una posizione non perfetta, ma buona. Ci fermiamo ad Asti est, dove avvistiamo anche un possibile funnel (tentativo di tornado), scendiamo e incominciamo a fare foto.

Lo spettacolo è indescrivibile, il mesociclone (la zona delle correnti ascendenti rotanti di una supercella) ci sfila ad ovest, i fulmini nube suolo, sempre più vicini, si riflettono nella superficie increspata del lago. Dopo dieci minuti il mesociclone muore avvolto dalle precipitazioni e si forma una shelf cloud di diversi km di lunghezza, mentre si avvicina un secondo nucleo, con un abbassamento in forte rotazione sotto la base; il temporale, i fulmini e le precipitazioni sono ormai a poche centinaia di metri e per non rischiare decidiamo di muoverci verso San Marzanotto, dal quale ammiriamo l’imponente shelf cloud con le prime precipitazioni su Asti. In breve il temporale muore, con un ultimo fulmine positivo che cade direttamente dall’incudine (10000/11000m) a pochi passi dalla nostra auto (noi eravamo già dentro). Ci muoviamo così verso Alba dove nel frattempo si è formato un altro temporale che risulterà poco fotogenico. Ritorniamo così a Vercelli a riprendere la mia auto per tornare a casa. Di seguito alcune foto della giornata:

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