All’alba del 21 luglio 2018 un forte temporale interessa la città di Asti con un violento nubifragio e raffiche di vento misurate prossime ai 100 km/h; numerosi sono i danni in città dovuti ai fulmini ed in particolare agli alberi abbattuti dal vento, con questo articolo vogliamo portare un breve resoconto di quanto accaduto, accompagnato da alcuni approfondimenti relativi alla didattica dell’evento, nonchè precisare la reale natura del fenomeno: non si è trattato di una tromba d’aria, come erroneamente definita dai media, bensì di un evento di downburst. 

Il temporale che ha interessato la città di Asti si inserisce all’interno di un classico affondo da ovest di aria atlantica perturbata e fresca: i contrasti termici che si vengono a creare sono notevoli, in quanto il Nord-Ovest italiano era stato precedentemente interessato da un promontorio di alta pressione africana, con massime diffusamente oltre i 33 gradi per i tre giorni precedenti e umidità che durante la giornata di venerdì 20 luglio aveva raggiunto valori notevoli: ad Asti si sono registrati 32 gradi con il 50% di UR e un dew point superiore ai 20 gradi, quindi caldo umido con netto disagio fisico. Di seguito l’analisi barica a livello europeo riguardante il peggioramento:

GPT ts 21 luglio 2018GFS reanalysis per le 00 di sabato 21 luglio: ben visibile la ”buca dei geopotenziali” responsabile dell’attivazione dei temporali sul Nord-Italia.

Durante la notte tra sabato e venerdì è previsto un netto calo dei geopotenziali, elemento chiave che ha causato la nascita della linea temporalesca che ha poi interessato l’Astigiano. Essa prenderà avvio sul cuneese e traslerà verso est, acquisendo via via potenza e scaricando proprio sul capoluogo la sua massima intensità. Di seguito l’animazione radar completa:
Radar ts 21 luglio 2018

Le intensità pluviometriche hanno avuto picchi di oltre i 200 mm/h e quasi la totalità della pioggia caduta si è concentrata in un violento scroscio di appena 15/20 minuti. Gli allagamenti registrati in città, sia sul corso principale (Corso Alfieri) che in altre zone del centro storico, possono essere reputati in gran parte alla natura del fenomeno eccezionale che raramente si riscontra sul nostro capoluogo (oltre che ad un eventuale trascuratezza nella pulizia dei tombini, ma questo non sta a noi stabilirlo). Il nostro osservatorio a Viatosto in zona Ospedale ha misurato 31,0 mm in totale concentrati per lo più in 20 minuti:

  • 17,0 mm caduti in 5 minuti
  • 24,2 mm caduti in 10 minuti
  • 27,2 mm caduti in 15 minuti
  • 29,8 mm caduti in 20 minuti

Per quanto riguarda altri dati pluviometrici si registrano:

  • 37.0 mm presso la stazione Gaia in frazione Quarto Inferiore
  • 32.0 mm presso il nostro osservatorio nel quartiere Don Bosco
  • 32.4 mm presso la stazione Arpa posta sul ponte che attraversa il Tanaro in Corso Savona
  • 27.6 mm presso la stazione Arpa all’Istituto Penna in zona nord nei pressi di Viatosto

Sarà tuttavia la notevole intensità del vento la principale causa dei danni: vengono registrati ben 93,2 km/h di raffica presso la stazione GAIA a Quarto Inferiore, mentre la stazione dell’Arpa Piemonte in zona nord si ferma a 84.2 km/h.

Prima di procedere alla trattazione dell’evento con foto e materiale video, ci teniamo però a precisare la reale natura del fenomeno: molti giornali infatti hanno improvvisato spiegazioni poco chiare del fenomeno, con termini e ragionamenti poco scientifici. Di recente viene spesso associato al forte vento osservato durante un qualsiasi temporale la dicitura ”tromba d’aria”, termine assolutamente scorretto in questo caso. A scanso di equivoci, i termini ”tromba d’aria” o ”tornado” sono sinonimi e in ambito scientifico vengono impiegati per descrivere la classica nube a cono in rotazione che si osserva durante un temporale: in meteorologia infatti una tromba d’aria o tornado è un violento vortice d’aria che si origina alla base di un cumulonembo e giunge a toccare il terreno, come quello riportato nella foto che segue:

esempio di tornado

Nel nostro caso invece il fenomeno che ha interessato la città di Asti viene indicato con il termine di ”downburst”, termine che ovviamente genera meno impatto emotivo rispetto alla parola tornado. Di seguito vi spiegheremo di cosa si tratta e come esso si origina (spiegazione tratta da meteonetwork).

Un downburst è il vento che si forma “davanti” ad un fronte temporalesco che avanza, creato dalla pioggia e dall’aria che con essa scende: più la pioggia scende violentemente, più il vento è forte. Si tratta di raffiche lineari di vento che si propagano parallelamente al suolo. Descrivendo il fenomeno più accuratamente, il Downburst è generato da un forte “Downdraft” ossia una colonna d’aria fredda a piccola scala che scende rapidamente dal cumulonembo accompagnata da forti piogge. Al momento dell’impatto con il suolo la colonna d’aria devia, espandendosi orizzontalmente: in queste condizioni si viene a formare un “vortice” rotante all’interno del quale si sviluppano dei venti di elevata velocità ma soprattutto di direzioni opposte. Un Downburst è caratterizzato da variazioni improvvise del vento in intensità e direzione (in gergo tecnico “Wind Shear”) sia su linea verticale che orizzontale.

Nella maggior parte dei casi i Downburst sono accompagnati da precipitazioni e sono denominati “Wet Downbursdownburstt”, in alcuni casi invece non sono accompagnati da precipitazioni e vengono quindi detti “Dry Downburst”; questo secondo tipo si verifica quando le precipitazioni attraversano uno strato di aria secca che fa evaporare la pioggia impedendole di arrivare a terra. Il Downburst normalmente è più intenso sul bordo avanzante della stessa cella temporalesca e le raffiche che sviluppa possono causare seri danni alla vegetazione e alle strutture dei centri urbani, a tal punto che spesso possono essere confusi con i danni provocati da una tromba d’aria! Ma il Downburst si differenzia da essa per due motivi fondamentali: si può formare anche in presenza di temporali poco intensi e soprattutto, come abbiamo visto in precedenza, un Downburst produce venti che si muovono in “linea retta” e che non assumono perciò il classico moto rotatorio delle trombe d’aria.

Infine è necessaria un’ultima precisazione: sottolineando che il fenomeno osservato sia definito come ”downburst” e non tromba d’aria/tornado, non si vuole assolutamente sminuire quanto accaduto, ne i danni osservati, bensì solo fornire un descrizione il più oggettiva possibile dell’evento.

Per quanto riguarda gli effetti sul territorio, il temporale lascia alle sue spalle una violenta scia di danni, con allagamenti nel centro storico della città e danni per gli alberi abbattuti; inizialmente si registrano allagamenti in Corso Alfieri e in Via Cavour per la notevole quantità di pioggia caduta in poco tempo (fonte: gruppo facebook Asti):

Corso Alfieri (5)

Corso Alfieri (2)

Una volta che il temporale evolve verso est, numerose sono le segnalazioni inviateci tramite la nostra pagina e il gruppo facebook; un pensiero va agli ambulanti che stavano allestendo il mercato tra Piazza Alfieri e Piazza Campo del Palio, colti dal temporale che non ha risparmiato nulla (fonte: gruppo facebook Asti):

Mercato 3

La situazione appare critica anche dal punto di vista della viabilità, in quanto numerosi alberi sono stati abbattuti dalla furia del vento, cadendo sulle auto parcheggiate e interrompendo le strade; nella foto di seguito ci troviamo in via Monti (fonte: gruppo facebook Asti):
Via Monti

Situazione analoga anche in Corso 25 aprile, dove due grossi alberi ostacolano il passaggio in Via Fregoli:

Via fregoli

Stessa situazione in Via Graziani:
Corso 25 aprile

Anche nel centro cittadino i danni sono notevoli: oltre agli allagamenti un Platano di grandi dimensioni si abbatte su un auto parcheggiata di fronte alla Cattedrale (fonte: La Nuova Provincia):
Piazza cattedrale2

Proponiamo infine un nostro video che mostra il clou del temporale intorno alle 6.20, da notare le fulminazioni nube-suolo piuttosto ravvicinate e l’intensità del vento:
Confronto con altri eventi: è stato davvero il temporale più intenso mai verificatosi ad Asti?
Il temporale osservato sul capoluogo astigiano è stato eccezionale, ma è vero che non si era mai visto prima a memoria d’uomo? Assolutamente no. Per quanto eventi del genere siano molto rari in questa area del Monferrato (spostandoci più a nord aumenta la loro frequenza) negli ultimi anni un episodio simile aveva avuto protagonista proprio la città di Asti: stiamo parlando del 21 giugno 2012. Una supercella aveva apportato 65 mm in appena mezz’ora, ovvero il doppio della quantità misurata nell’evento di quest’anno. Tuttavia le intensità in 5, 10, 15 minuti sono paragonabili tra i due eventi. All’epoca le raffiche di downburst investirono tutti i quartieri della città e furono ancora più intense, nonchè i danni maggiori: due stazioni diverse misurarono velocità di 102 e 103 km/h durante il temporale. Se volete consultare l’articolo realizzato in occasione della supercella del 21 giugno 2012, CLICCATE QUI.

Approfondimento: perchè ad Asti il temporale è risultato così violento?
I più attenti avranno notato che la maggior parte dei danni associati al fronte temporalesco è stata osservata proprio ad Asti, mentre ad esempio spostandosi poco a nord verso Viatosto o Valmanera non si incontravano alberi abbattuti. Abbiamo provato a giustificare questa peculiarità, considerando le caratteristiche strutturali del temporale stesso. Il temporale osservato si presentava come una multicella: una linea di multicelle o “squall line”, è una linea di celle temporalesche che si muove parallelamente ad un fronte freddo nella zona in cui vi è maggiore instabilità atmosferica.

Schermata 2018-07-22 alle 18.28.42

L’elemento più significativo di una squall line è che le violenti correnti discendenti presenti in essa, innalzano l’aria caldo-umida davanti al suo percorso, favoriscono la formazione di nuove celle temporalesche che via via sostituiscono alle precedenti. Questo fenomeno è detto rigenerazione. Le squall line possono assumere una forma lineare oppure ad arco, in genere gli “echi ad arco” si formano quando la linea temporalesca prende velocità. A causa dell’aumento di pressione al suolo nella zona delle correnti discendenti, nell’area sovrastante (in media troposfera a 4000/5000m di quota) si forma una locale bassa pressione che richiama una corrente d’aria – chiamata Rear inflow jet, RIJ – la quale entra nella parte posteriore del temporale.

La spinta da parte di questa corrente fa incurvare il temporale che quindi assume una forma ad arco. In alcuni casi può succedere che questa corrente sia particolarmente violenta ed addirittura visibile al radar. Nell’immagine radar essa è caratterizzata da una zona a bassa riflettività a forma di “punta di lancia”. Ciò non è altro che la traccia della corrente in media troposfera che da una zona posteriore al temporale si insinua in esso; quando questa raggiunge la zona zona delle correnti discendenti (downburst), viene spinta verso il basso contribuendo ad aumentare l’intensità del downburst. Qualora presente, è proprio all’RIJ che sono da imputare i danni maggiori causati dal vento.
Analizzando i radar disponibili si può individuare una chiara traccia dell’RIJ praticamente sulla città di Asti, si vede inoltre che questo incurva violentemente la linea temporalesca. Ecco dunque il probabile motivo che spiega i numerosi danni da vento registrati in un’area molto localizzata. Di seguito lo scatto radar che mostra al meglio quanto descritto:
bow echo

Luca Leucci & Paolo Faggella, in collaborazione con Stefano Salvatore

Add Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Vai alla barra degli strumenti