PRIMA META’ DI GENNAIO 2020 NELL’ASTIGIANO: IN PIANURA DOMINA L’INVERSIONE TERMICA CON GELO, NEBBIE E ARIA INQUINATA, IN COLLINA CIELI SERENI CON TEMPERATURE MITI E SOPRA MEDIA

La prima metà di gennaio 2020 è stata caratterizzata dal dominio dell’alta pressione sull’Europa centro-occidentale: questa circolazione atmosferica ha causato marcate situazioni di inversione termica, fenomeno comune durante i mesi invernali al Nord-Italia. Le condizioni anticicloniche favoriscono la formazione di nebbie in pianura dove ristagna l’aria più fredda e con essa il particolato inquinante: ciò è da attribuire alla conformazione orografica della Pianura Padana simile ad un catino, chiusa su tre lati e circondata dalle Alpi. Per questo motivo non avviene ricambio d’aria con conseguente accumulo di inquinanti che rimangono ancorati negli strati prossimi al suolo senza riuscire a disperdersi. La persistenza delle nebbie mantiene le temperature intorno agli 0°C talvolta anche durante le ore pomeridiane: in pianura le giornate trascorrono spesso fredde e sono in linea con la media termica del periodo. Tutto ciò mentre su colline e montagne splende il sole, l’aria è pulita e le temperature sono miti con lo zero termico che sale fin verso i 3300 m di quota. 

In questo grafico abbiamo messo a confronto le temperature minime e massime rilevate tra l’1 ed il 15 gennaio da due stazioni afferenti alla rete ARPA Piemonte: Asti Tanaro e Roccaverano. La prima si trova in pianura sul fondovalle del Tanaro a 117 m, la seconda sulle Langhe in medio-alta collina a 640 m.

  • TEMPERATURE MINIME: la linea blu indica le Tmin ad Asti, quella azzurra quelle a Roccaverano. Se nel capoluogo il gelo notturno è stato costante con valori compresi tra -0,4 e -4°C, a Roccaverano mai la temperatura è scesa sotto lo zero ed è rimasta compresa tra 0,5 e 5,8°C.
  • TEMPERATURE MASSIME: la linea arancione indica le Tmax ad Asti, quella rossa quelle a Roccaverano. L’andamento delle massime risulta molto più simile, fanno eccezione i giorni del 7 e dell’8 gennaio quando si è registrata la differenza termica più marcata (fino a 10°C). Questo a causa delle nebbie persistenti in pianura: ad Asti le temperature rimasero intorno agli 0°C anche nelle ore pomeridiane risultando così più basse addirittura delle minime misurate in collina (l’8/1 Tmax di -0,1°C ad Asti e Tmin di 1,5°C a Roccaverano).

Si può apprezzare ancora di più l’anomalia termica in collina facendo un confronto con le medie di riferimento. Nei primi 15 giorni del mese la temperatura media è di:

  • 4,8°C a Serole Bric Puschera (Alta Langa Astigiana – 765 m), cioè +2,9°C oltre la media di gennaio
  • 1,2°C a Montechiaro d’Asti (Monferrato di pianura – 200 m), cioè +0,1°C oltre la media di gennaio

 

ARIA INQUINATA: PM10 AD ASTI 14 GIORNI SU 15 OLTRE IL LIMITE, PICCO MASSIMO DI 93 μg/m3

Vista da Prato Nevoso (CN, Alpi Liguri) verso la pianura piemontese il 14 gennaio: evidente l’inversione termica sulla pianura dove galleggia uno strato grigio caratterizzato da nebbia e smog (foto: Matteo Robbiano).

Per misurare il livello di inquinamento dell’aria il parametro a cui più comunemente si fa riferimento è la concentrazione di PM10 che identifica una delle numerose frazioni in cui viene classificato il particolato, quel materiale presente nell’atmosfera in forma di particelle microscopiche, il cui diametro aerodinamico (corrispondente al diametro di una sferetta di densità uguale a 1 g/cm³ che cade nell’aria con la stessa velocità della particella considerata) è uguale o inferiore a 10 µm, ovvero 10 millesimi di millimetro. Circa il 60% dei PM10 è composto da particelle più piccole, dette PM2,5, le quali sono capaci di raggiungere in 30 giorni le porzioni alveolari dei polmoni. Le principali fonti di PM10 sono:

  • sorgenti legate all’attività umana: processi di combustione (tra cui quelli che avvengono nei motori a scoppio, negli impianti di riscaldamento, in molte attività industriali, negli inceneritori e nelle centrali termoelettriche), usura di pneumatici, freni ed asfalto. Uno studio sull’inquinamento da PM10 in Lombardia, regione in cui frequentemente viene superata in molte aree la soglia massima ammessa di PM10, ha rivelato che la maggior causa della origine e dispersione di queste particelle è data dalla “combustione di biomasse legnose” (quindi stufa a pellets o legna) che contribuiscono per il 45% alle polveri sottili diffuse nell’aria, i motori diesel contribuiscono per il 14% e un altro 13% è dato da particelle che si staccano dalle pastiglie dei freni e dagli pneumatici;
  • sorgenti naturali: l’erosione del suolo, gli incendi boschivi, le eruzioni vulcaniche, la dispersione di pollini, il sale marino.

(fonte Wikipedia).

E’ dal 28 dicembre 2019 che le concentrazioni medie giornaliere di PM10 ad Asti non scendono al di sotto della soglia limite di  50 μg/m3 stabilita dal d.lgs 155/2010. Il numero massimo di giorni di superamento consentito per anno civile è di 35: dall’1 al 15 gennaio il valore è stato superato in 14 giorni su 15.

Concentrazione media giornaliera di PM10 ad Asti a confronto con la stima elaborata da ARPA Piemonte per il comune di Roccaverano, il paese più alto della provincia di Asti (759 m): nel capoluogo astigiano la soglia limite viene superata in tutti i giorni, fatta eccezione per il 5/1 in cui il valore coincide con il limite. Com’è normale che sia in alta collina il livello è ben al di sotto del limite (fa eccezione il 15/1 con 51 μg/m3), questo grazie alle condizioni più sfavorevoli all’accumulo di inquinanti, quali la lontananza dai grandi centri urbani e la presenza frequente di brezze in grado di rimescolare l’aria.

Tra il 14 ed il 15 gennaio in Piemonte vengono raggiunte le concentrazioni di PM10 più elevate, ecco i dati più notevoli di alcuni centri urbani della regione:

  • Torino, Rebaudengo: 108 μg/m3
  • Casale Monferrato, Castello: 107 μg/m3
  • Alessandria, Volta: 106 μg/m3
  • Tortona, Carbone: 95 μg/m3
  • Asti, Via D’Acquisto: 93 μg/m3
  • Vercelli, Gastaldi: 89 μg/m3

Stima del livello medio giornaliero di PM10 nei vari comuni del Piemonte dall’1 al 15 gennaio. Il colore rosso corrisponde a valori superiori alla soglia limite di 50 μg/m3, il viola indica concentrazioni che superano i 100 μg/m3 (elaborazione ARPA Piemonte).

 

LA NEBBIA PORTA EPISODI DI GALAVERNA E NEVE CHIMICA: QUAL E’ LA DIFFERENZA?

Fin dagli ultimi giorni del dicembre 2019 sono comparse in Pianura Padana le prime nebbie e con loro i primi fenomeni di galaverna e neve chimica. Ma qual è la differenza tra questi due fenomeni?

La neve chimica è una vera e propria precipitazione, ma non è prodotta dalle nuvole, bensì dall’interazione della nebbia con il particolato inquinante presente in grandi quantità in Pianura Padana in queste situazioni di marcata inversione termica con aria calma e stagnante nei bassi strati. Le particelle di particolato costituite da sostante chimiche immesse nell’aria dagli scarichi di fabbriche ed industrie fungono da nuclei di condensazione e si aggregano alle goccioline che costituiscono la nebbia. Con temperature inferiori allo zero queste particelle ghiacciano e precipitano al suolo. Il nome “neve chimica” non deve far pensare a qualcosa di nocivo per l’uomo, il termine è però indicativo dell’elevata concentrazione di inquinanti nell’aria.

18 dicembre 2016: episodio di neve chimica nei quartieri settentrionali di Asti (foto Paolo Faggella).

La galaverna invece è un semplice deposito di ghiaccio dovuto al congelamento della nebbia su superfici esterne.

La galaverna ricopre una rosa con uno spesso strato di ghiaccio il 31 dicembre 2019 ad Asti: questo ricamo bianco (da non confondere con la brina) deriva dal congelamento sulle superfici delle goccioline che compongono la nebbia. Si manifesta in occasioni di nebbie fitte con temperature sotto lo zero, condizioni spesso frequenti in Pianura Padana durante i mesi invernali.

Ciò che le accomuna la galaverna alla neve chimica è che entrambe avvengono con nebbia più o meno fitta e temperature sotto lo zero. Mentre il fenomeno della galaverna può essere esteso, la neve chimica può presentarsi in maniera molto più localizzata intorno a grandi fabbriche e industrie con accumuli talvolta anche di 3/4 cm. Ad Asti quasi ogni anno le strade nella zona nord della città vengono imbiancate da episodi di neve chimica generata dall’interazione della nebbia con i fumi di scarico dell’Ospedale Cardinal Massaia.

Panorama al tramonto da Calliano (AT): in primo piano un mare di nebbia ricopre la Valle Versa al di sotto dei 200/250 m e sullo sfondo le Alpi con la vetta del Monviso che spicca tra le altre cime. Il pennacchio di fumo che si eleva dalla coltre nebbiosa proviene dallo stabilimento della “Fassa Bortolo” (azienda che produce materiali da costruzione): sono proprio scarichi industriali come questo a garantire la formazione della neve chimica, peraltro già riscontrata in passato in loco (foto Beppe Cantarelli).

Neve chimica residua al mattino dell’1 gennaio 2017 intorno all’impianto della Fassa Bortolo a Calliano (AT): in occasioni di nebbie e temperature sotto lo zero nell’area immediatamente adiacente allo stabilimento spesso si possono riscontrare fenomeni di neve chimica (foto Paolo Faggella).

 

7/8 GENNAIO: ASTI E SAN DAMIANO SONO LE LOCALITA’ ABITATE PIU’ FREDDE DEL PIEMONTE

In questa immagine sono elencate le temperature massime più basse registrate l’8 gennaio dalle centraline afferenti la rete ARPA Piemonte: Asti e San Damiano sono state le località abitate più fredde dell’intera regione piemontese (tenendo conto che la centralina di Sauze Cesana è in un punto di fondovalle ben lontano dal centro abitato e la stazione alla Capanna Margherita è collocata in alta montagna sulla vetta del Monte Rosa). 

Tra il 7 e l’8 gennaio la tenace inversione termica negli strati dell’atmosfera prossimi al suolo e la nebbia persistente a tratti anche durante le ore pomeridiane hanno mantenuto le temperature massime poco oltre gli 0°C sulle pianure del Piemonte, mentre in montagna ha dominato il sole con temperature molto miti. 

Il 7 gennaio Asti Tanaro (117 m) con una massima di appena 0,5°C è stata una delle stazioni più fredde dell’intera rete dell’ARPA Piemonte (costituita da oltre 200 termometri): la temperatura pomeridiana era del tutto simile a quella che si aveva intorno ai 3000 m di quota. La stessa situazione si ripete anche il giorno successivo in maniera ancor più marcata.

L’8 gennaio la temperatura non sale sopra gli 0°C durante l’arco di tutta la giornata: viene registrata una giornata di ghiaccio. Questo avviene lungo i fondovalle di Borbore e Tanaro, tra San Damiano ed Asti: nel capoluogo astigiano la massima di -0,1°C è stata più bassa di quella misurata sulla vetta della Gran Vaudala (+1,0°C), cima alta 3272 metri situata lungo il confine tra Valle d’Aosta e Francia in Alta Valle Orco nel comune di Ceresole Reale.

In questa immagine osserviamo le temperature misurate dalle centraline della rete ARPA Piemonte intorno alle ore 15 dell’8 gennaio. Cerchiate in rosso le uniche due stazioni con valori termici ancora negativi: si tratta di Asti Tanaro e San Damiano d’Asti dove, grazie alla persistenza della nebbia, la temperatura si è mantenuta sotto lo zero anche durante le ore pomeridiane. Ben diversa la situazione in collina dove la giornata è trascorsa soleggiata con assenza di gelo anche durante le ore notturne: alle ore 15 mentre ad Asti la temperatura era di -0,3°C, al Bric Puschera (765 m) nel comune di Serole sul punto più alto dell’Astigiano si misuravano 10,0°C.

In questa ripresa satellitare dell’8 gennaio possiamo ammirare lo spettacolo della nebbia che dalla Pianura Padana si incunea tra Roero e Monferrato seguendo l’orografia delle valli. Guardando attentamente l’immagine (ripresa intorno alle ore 13) sono visibili dei buchi con assenza di nebbia in corrispondenza di alcuni grandi centri urbani (come Novara ed Asti) a causa dell’isola di calore degli stessi che contribuisce a dissipare la coltre nebbiosa in loco. In effetti sui quartieri centro-settentrionali del capoluogo astigiano tra le ore 13 e le 15 si è potuto osservare il sole per due ore: la temperatura è salita fino a 3,1°C nel quartiere Don Bosco, ma bastava scendere lungo il fiume Tanaro per trovarsi nuovamente immersi nella nebbia con valori termici inferiori agli 0°C.

La nebbia al tramonto l’8 gennaio dalle colline del Monferrato nei dintorni di Calliano (foto Beppe Cantarelli).

 

Paolo Faggella & Luca Leucci

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