Probabilmente alcuni ricorderanno la neve del 9 dicembre 1990 per il derby Torino-Juventus rinviato a causa dell’inagibilità del campo da calcio, altri per gli enormi rallentamenti che si sono avuti lungo le autostrade, altri ancora per aver avuto uno sfortunato ponte dell’Immacolata rimanendo bloccati in montagna. L’evento è tristemente noto anche per il disastro di Carnino sulle Alpi Liguri dove morirono nove speleologi travolti da una valanga. La nevicata assume caratteristiche eccezionali sia in pianura che in montagna andando ad interessare in maniera estesa tutto il Nord-Ovest. A Cuneo ed Aosta cade 1 metro di neve in 24 ore: si tratta di una quantità che non ha precedenti negli ultimi 100 anni nei due capoluoghi. L’episodio è avvenuto a seguito di un periodo estremamente avaro di neve per il Nord-Ovest: a Vercelli per tre inverni consecutivi dal 1987/88 al 1989/90 non cadde un centimetro di neve, mentre a Torino si contarono appena 4 cm. 

 

ANALISI SINOTTICA

Animazione delle carte dei geopotenziali a 500 hPa e della pressione al livello del mare tra l’8 e l’11 dicembre 1990.

Nei giorni che precedettero il peggioramento si sono creati i presupposti affinchè la neve scendesse fino al piano grazie alla formazione del cosiddetto “cuscino freddo” in Pianura Padana. Tra l’ultima decade di novembre e la prima di dicembre, l’Anticiclone delle Azzorre elevandosi verso le Isole Britanniche ha favorito la discesa sull’Italia di aria gelida a più riprese proveniente dall’Europa dell’Est. Le correnti da nord-est risultano secche sul Nord-Ovest e grazie ai cieli sereni permettono un notevole raffreddamento notturno: in pianura le temperature minime sfiorano i dieci gradi sotto lo zero nelle zone più fredde. Le stazioni automatiche dell’ARPA Piemonte rilevano picchi minimi di -9.9°C a Saliceto (385 m) sul fondovalle della Bormida nelle Langhe Cuneesi, -9.0°C a Cameri (173 m) sulla pianura novarese e -8.8°C a Montechiaro d’Asti (200 m) nel Monferrato astigiano. Successivamente, l’8 dicembre una profonda saccatura atlantica in discesa dalle Isole Britanniche affonda nel Mediterraneo e staziona per due giorni sulle regioni alpine. La depressione in quota è collegata ad un minimo barico al suolo (995 hPa) che durante la giornata del 9 dicembre si sposta dal Golfo del Leone al Mar Ligure: questa bassa pressione richiama sul Nord-Ovest intense correnti meridionali che in 24 ore scaricano tra Valle d’Aosta e Piemonte precipitazioni di 60/100 mm, nevose fino in pianura grazie al coriaceo strato d’aria fredda ancorato al suolo. L’area depressionaria tra il 10 e l’11 staziona sulle Alpi apportando ulteriori nevicate in montagna e solo più debole nevischio o pioviggini a tratti sulle pianure.

 

LA NEVICATA IN VALLE D’AOSTA

Le misurazioni ufficiali operate in alcuni osservatori meteorologici:

  • 166 cm al Lago Goillet (2542 m, Breuil-Cervinia, Valtournenche)
  • 124 cm al Lago Gabiet (2340 m, Gressoney-La-Trinitè, Val di Gressoney)
  • 120 cm a La Magdeleine (1644 m, Valtournenche)
  • 115 cm a Vieyes (1130 m, Aymavilles, Val di Cogne)
  • 105 cm a Gressoney-Saint-Jean (1400 m, Val di Gressoney)
  • 100 cm a Saint-Christophe (544 m, fondovalle della Dora Baltea)
  • 60 cm a Rhemes-Notre-Dame (1744 m, Val di Rhemes)
  • 53 cm a Courmayeur (1224 m)

Gli spessori di neve fresca furono generalmente di 100/120 cm nelle valli centro-orientali della regione, ma altezze intorno al metro si misurarono anche lungo fondovalle della Dora Baltea tra Aosta e Saint-Vincent: all’osservatorio dell’aeroporto di Saint-Christophe (544 m; 4/5 km da Aosta) vengono misurati 100 cm, caduti nella sola giornata del 9 dicembre. Si tratta di un valore superiore alla quantità di neve che allora mediamente si attendeva nel corso dell’intera stagione invernale (media 1961-90: 92.4 cm) e rappresenta la nevicata più abbondante in 24 ore almeno nell’ultimo secolo per Aosta, cioè da quando si dispongono di dati relativi alla misura della neve fresca caduta (1891). Le precipitazioni furono meno abbondanti sui settori occidentali della regione dove si registrarono accumuli intorno al mezzo metro anche a quote medio-alte.

Il comune di La Magdeleine a 1644 m in Valtournenche coperta da un manto nevoso di circa 120 cm dopo l’abbondante nevicata del 9 dicembre (immagine dal volume “Atlante Climatico della Valle d’Aosta”).

“La Stampa Valle d’Aosta”, 11 dicembre 1990, pagina 1: il giornale riporta per Aosta un accumulo di 110 cm, valore in linea con quanto misurato nel vicino osservatorio di Saint-Christophe. Appaiono invece esagerati i 190 cm attribuiti a Cervinia se confrontati con le misurazioni ufficiali in Alta Valtournenche (120 cm a La Magdeleine a 1644 m e 166 cm al Lago Goillet a 2542 m). Il dato più probabilmente si riferisce all’altezza complessiva del manto nevoso e tiene conto della neve già presente al suolo prima dell’evento del 9 dicembre.

“La Stampa Valle d’Aosta”, 11 dicembre 1990, pagina 5: numerosi disagi ad Aosta a seguito dell’eccezionale nevicata che ha raggiunto l’altezza di 1,10 metri in città e 120 cm nelle frazioni. Dopo 48 ore ancora non si è ripristinata una regolare circolazione lungo le strade, alcune delle quali risultano ingombre dalla neve con numerose auto ai lati delle vie sepolte dal manto nevoso. Per questo motivo le scuole rimangono chiuse per due giorni di fila nel capoluogo tra il 10 e l’11 dicembre (per visualizzare l’immagine con uno zoom maggiore è necessario aprirla in una nuova scheda).

“La Stampa Valle d’Aosta”, 11 dicembre 1990, pagina 5: grossi disagi alla viabilità quasi ovunque in regione. La situazione risulta particolarmente critica perchè la nevicata coincide col il ritorno a casa di numerosissimi turisti che avevano scelto di trascorrere in montagna il ponte dell’Immacolata (l’8 ed il 9 dicembre 1990 erano un sabato ed una domenica). Si creano lunghe code ed alcune automobili rimangono ferme per ore sulle strade delle medio-alte valli: le maggiori criticità si hanno in Val di Cogne a causa di alcune slavine scese fin sulla statale 507 che hanno bloccato venti turisti dal pomeriggio fino alla notte inoltrata quando si riuscirà a liberare la carreggiata tramite i mezzi spazzaneve (per visualizzare l’immagine con uno zoom maggiore è necessario aprirla in una nuova scheda).

 

LA NEVICATA IN PIEMONTE SULLE ALPI (neve caduta tra l’8 ed il 12 dicembre)

Le misurazioni ufficiali operate in alcuni osservatori meteorologici:

  • 222 cm a Carcoforo (VC, 1289 m, Valsesia)
  • 209 cm a Macugnaga (VB, 1280 m, Valle Anzasca)
  • 199 cm ad Alagna Valsesia (VC, 1180 m, Valsesia)
  • 187 cm ad Antrona Schieranco (VB, 1500 m, Valle Antrona)
  • 162 cm a Limonetto (CN, 1300 m, Limone Piemonte, Val Vermenagna)
  • 155 cm al Lago Sabbione (VB, 2470 m, Formazza, Val d’Ossola)
  • 142 cm al Lago Eugio (TO, 1900 m, Locana, Valle Orco)
  • 140 cm al Lago Serrù (TO, Ceresole Reale, 2283 m, Valle Orco)
  • 122 cm a Formazza (VB, 1300 m, Val d’Ossola)
  • 113 cm a Pila Valsesia (VC, 686 m, Valsesia)
  • 111 cm al Lago della Piastra (CN, 960 m, Entracque, Valle Gesso)
  • 110 cm a San Giacomo di Roburent (CN, 1014 m, Val Corsaglia)
  • 106 cm ai Bagni di Vinadio (CN, 1270 m, Valle Gesso)
  • 100 cm a Castelmagno (CN, 1600 m, Valle Grana)
  • 93 cm ad Usseglio (TO, 1260 m, Valli di Lanzo)
  • 90 cm a Ceresole Reale (TO, 1573 m, Valle Orco)
  • 84 cm ad Acceglio (CN, 1540 m, Valle Maira)
  • 78 cm a Canosio (CN, 1259 m, Valle Maira)
  • 63 cm a Pontechianale (CN, 1589 m, Valle Varaita)
  • 50 cm a Locana, Rosone (TO, 700 m, Valle Orco)
  • 50 cm a Crissolo (CN, 1380 m, Valle Po)
  • 42 cm a Pragelato (TO, 1570 m, Val Chisone)
  • 27 cm al Lago Rochemolles (TO, 1590 m, Valle Susa)

Sulle Alpi gli accumuli più elevati (massimo di 222 cm a Carcoforo) si riscontrarono tra Valsesia, Valle Anzasca e Valle Antrona a quote di media montagna (1200/1500 m), mentre la neve raggiunse altezze di appena 30/40 cm tra Val Chisone e Val Susa (minimo di 27 cm a Rochemolles). La nevicata risultò particolarmente copiosa anche nel Cuneese in Alta Valle Tanaro dove in quei giorni si consumò una delle più gravi tragedie speleologiche degli ultimi anni. Le Alpi Liguri, luogo del dramma, sono infatti celebri per ospitare al loro interno una rete di cavità sotterranee tra le più vaste d’Italia, specie in corrispondenza dei massicci del Marguareis e del Mongioie. Grotte esplorate annualmente da centinaia di speleologi provenienti da tutta Italia e da tutta Europa. Dodici di loro, liguri e piemontesi, decisero proprio di inabissarsi nelle viscere della Grotta Labassa a 1800 m di quota sopra la frazione di Carnino nel Comune di Briga Alta, venerdì 7 dicembre 1990. Riemersero trenta ore dopo sotto una bufera di neve impressionante ed accumuli di neve fresca di oltre un metro e mezzo. Tentarono il rientro a valle ma furono travolti da due diverse valanghe che si involarono giù nei pressi della Gola della Chiusetta. Solamente tre riuscirono a ritornare in grotta, mentre per gli altri 9 non ci fu più nulla da fare. Furono rinvenuti sotto un paio di metri di neve il mercoledì successivo (12 dicembre) dagli uomini del Soccorso Alpino di Mondovì che coordinò le operazioni.

“La Stampa Cuneo e Provincia”, 11 dicembre 1990, pagina 1: parte una corsa contro il tempo per cercare di salvare i nove speleologi dispersi dal pomeriggio del 9 dicembre.

 

LA NEVICATA IN PIEMONTE SU PIANURE E COLLINE (neve caduta in 24 ore tra la tarda serata dell’8 e la giornata del 9 dicembre)

  • CUNEESE

Nel Cuneese la nevicata fu particolarmente abbondante tra Cuneo e Mondovì dove il manto nevoso raggiunse il metro. A Cuneo (550 m) una nevicata di tale intensità non ha precedenti almeno nell’ultimo secolo: cadono 105 cm di neve fresca in 24 ore. Dall’inizio delle rilevazioni nivometriche in città nel 1877 mai si era misurata una quantità simile in una sola giornata; il precedente primato apparteneva al 14 gennaio 1969 con 68 cm. 

Il centrale corso Nizza a Cuneo nel pomeriggio del 9 dicembre 1990 quando stava per concludersi una nevicata storica per il capoluogo cuneese (f. Bedino, pubbl. sulla rivista Nimbus n°3).

Gli accumuli furono minori sulla pianura cuneese tra Alba, Bra, Saluzzo e Savigliano: qui il manto nevoso non superò 30/40 cm. Addirittura verso il confine con il Basso Torinese, a Cavallermaggiore (285 m), vennero misurati appena 21 cm. Tale notevole differenza rispetto ai settori più meridionali della provincia non è da attribuire alla quota altimetrica minore, ma è dovuta ad una marcata situazione di “ombra pluviometrica” che è andata a concretizzarsi proprio in questa zona.

“La Stampa Cuneo e Provincia”, 11 dicembre 1990, pagina 3: grosse difficoltà a Cuneo per lo sgombero della neve da strade e marciapiedi. Come è accaduto in Valle d’Aosta molti sono i turisti rimasti bloccati nelle località di alta montagna, alcuni dei quali vengono recuperati con l’elisoccorso (per visualizzare l’immagine con uno zoom maggiore è necessario aprirla in una nuova scheda).

  • ALESSANDRINO

La quantità di neve fu eccezionale anche nell’Alessandrino: su “La Stampa” le cronache parlano di 85 cm caduti ad Alessandria (90 m), 72 cm a Tortona (122 m) e 65 cm a Novi Ligure (197 m). Per questa zona della pianura alessandrina potrebbe essersi trattata della nevicata più abbondante dell’ultimo secolo (quantomeno in 24 ore), anche se  non disponiamo di serie storiche di dati che possano confermarlo. Neve abbondante anche nell’Ovadese: cadono 65 cm ad Ovada (186 m) e 88 cm al Lago di Lavagnina (339 m) nel comune di Casaleggio Boiro (registri ufficiali dell’Ufficio Idrografico del Po). Nel Casalese gli spessori si mantengono intorno al mezzo metro: 50 cm a Valenza (125 m) secondo quanto riportato su “La Stampa” e 55 cm all’Istituto di Pioppicoltura di Casale Monferrato (105 m).

“La Stampa Alessandria e Provincia”, 11 dicembre 1990, pagina 1: il giornale riporta un accumulo di 80 cm per Ovada, ma i registri ufficiali parlano di 65 cm, mentre il valore di 60 cm attribuito a Casale Monferrato è poco superiore ai 55 cm rilevati ufficialmente all’Istituto di Pioppicoltura.

“La Stampa Alessandria e Provincia”, 11 dicembre 1990, pagina 3: situazione critica sull’Appennino Alessandrino in Alta Valle Borbera dove una slavina scesa sulla strada che collega Cabella Ligure alla frazione di Capanne di Cosola ha bloccato per ore alcuni turisti che cercavano di scendere a valle con la propria automobile. Grossi disagi sulle principali arterie stradali e ferroviarie nonchè in alcune città come Alessandria, Novi Ligure e Tortona dove non hanno funzionato i “piani anti-neve” disposti dai comuni (per visualizzare l’immagine con uno zoom maggiore è necessario aprirla in una nuova scheda).

  • ASTIGIANO

Abbondante la nevicata ad Asti e provincia, anche qui una della più intense dell’ultimo secolo in 24 ore ma inferiore ad alcuni grandi eventi su più giorni accorsi nel Novecento, come la nevicata del gennaio 1954 e 1987. Su “La Stampa” vengono riportati accumuli di circa 60 cm in città ad Asti (123 m) e Moncalvo (305 m), 55 cm a Canelli (157 m), 50 cm a Nizza Monferrato (138 m) e Cocconato (491 m) e 40 cm a Villanova d’Asti (260 m). Sul comune più alto dell’Astigiano, nell’Alta Langa a Roccaverano (759 m), il manto nevoso raggiunte il metro.

“La Stampa Asti e Provincia”, pagina 1, 11 dicembre 1990: grossi disagi specialmente in Alta Langa dove alcune frazioni rimangono isolate a causa dello spesso manto nevoso che a Roccaverano e dintorni ha raggiunto il metro di spessore.

“La Stampa Asti e Provincia”, pagina 3, 11 dicembre 1990 (per visualizzare l’immagine con uno zoom maggiore è necessario aprirla in una nuova scheda).

  • TORINESE, BIELLESE, VERCELLESE E NOVARESE

La nevicata fu meno abbondante sulle pianure di Torinese, Biellese, Vercellese e Novarese dove caddero mediamente tra 20 e 30 cm (20 cm a Verbania, 22 cm a Torino, 28 cm a Vercelli e 31 cm a Novara), Sulle pianure dell’Alto Piemonte la neve fu seguita da qualche ora di pioggia sul finire dell’evento tra il tardo pomeriggio e la sera. Come avevamo accennato poche righe sopra, una marcata situazione di “ombra pluviometrica” si concretizzò tra le pianure dell’Alto Cuneese e del Basso Torinese a sud del capoluogo sabaudo dove si depositarono meno di 20 cm: appena 18 cm a Moncalieri (TO) e a Lombriasco (TO).

Nel centro di Torino le misure ufficiali parlano di 22 cm che aumentano verso la zona nord (30 cm) fino a raggiungere un massimo di 37 cm a Venaria Reale. Sulle pianure del Canavese le altezze di neve fresca sono comprese tra 20 cm di Villanova Canavese (495 m) e 32 cm a Mazzè (260 m).

Torino imbiancata la sera del 9 dicembre 1990 (Enzo Isaia, immagine dal volume “Il clima di Torino”).               

 

DURANTE I GIORNI SUCCESSIVI – Sulle pianure piemontesi le precipitazioni cessarono nella sera del 9 dicembre per il transito del minimo di bassa pressione sulla Pianura Padana. Tra il 10 e l’11 continuarono le nevicate in montagna, seppur con intensità più moderate, mentre in pianura si alternarono pioviggini a deboli episodi di nevischio che localmente furono responsabili di ulteriori depositi di neve fino in pianura (7 cm a Pinerolo e 3 cm a Cavallermaggiore). Durante i giorni successivi il ritorno di condizioni anticicloniche favorì un’importante inversione termica su pianure e fondovalle grazie alla presenza di cieli sereni e di uno spesso manto nevoso al suolo. Le temperature scesero intorno a -13/-15°C sulle pianure del Piemonte, ma un eccezionale valore di -18.1°C venne misurato in Valle d’Aosta sul fondovalle della Dora Baltea presso l’aeroporto di Saint-Christophe. Il valore risulta prossimo al minimo storico di -18.4°C registrato nella vicina Aosta (serie termometrica storica dal 1840), seppur rilevato in modalità differenti e perciò non direttamente paragonabile. Ecco le minime più notevoli registrate in quei giorni:

  • -18.1°C a Saint-Christophe (AO, 544 m)
  • -15.0°C a Ceva (CN, 410 m)
  • -14.6°C ad Alessandria Lobbi (90 m)
  • -14.5°C a Casale Monferrato (AL, 105 m)
  • -14.0°C alla Diga di Ortiglieto (AL, 311 m)
  • -13.9°C a Montechiaro d’Asti (AT, 200 m)
  • -13.1°C a Lombriasco (TO, 241 m)

Le inversioni termiche risultarono particolarmente durature sulla pianura alessandrina: ad Alessandria in località Lobbi (90 m) in una zona extraurbana, dal 14 al 24/12 le minime si mantennero sempre al di sotto dei -10°C e le massime furono negative per più giorni consecutivi grazie alla presenza della nebbia anche durante le ore pomeridiane. Di seguito alcune temperature registrate in questa località:

  • 14/12: -10.6°C / -3.3°C
  • 15/12: -13.1°C / -0.3°C
  • 16/12: -13.8°C / -4.7°C
  • 17/12: -14.5°C / -3.1°C
  • 18/12: -12.4°C / +1.0°C
  • 19/12: -14.3°C / -4.3°C
  • 20/12: -14.6°C / -3.2°C
  • 21/12: -11.2°C / -0.2°C
  • 22/12: -12.6°C / -0.4°C
  • 23/12: -13.6°C / -2.1°C
  • 24/12: -11.5°C / +2.1°C

Per concludere ecco una cartina con la stima della distribuzione degli accumuli nevosi di quest’evento su pianure e colline del Piemonte e lungo i fondovalle alpini.

 

Paolo Faggella

Add Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Vai alla barra degli strumenti