In questo articolo troverete un’analisi dell’alluvione che ha colpito il Piemonte il 24 e 25 novembre 2016, con approfondimenti sulla provincia di Asti e il bacino del Tanaro, simbolo anche dell’alluvione del 1994.

Analisi dell’evento: situazione barica
La fase perturbata responsabile del maltempo sul Nord-ovest presenta una struttura veramente unica e sopratutto rara da osservare: in questa prima parte dell’articolo dunque vogliamo descrivere la situazione barica a livello europeo e l’evoluzione giorno per giorno. Le prime avvisaglie del maltempo si riescono a intravedere già durante la giornata del 20 novembre, quando le carte mostrano un notevole affondo perturbato di aria fredda verso il bacino del Mediterraneo, il cui centro motore si trova appena ad ovest della Francia. Importante è sottolineare la presenza di due vaste alte pressioni, in mezzo alle quali va a inserirsi la perturbazione in questione; in particolare:

– a ovest dell’affondo perturbato si trova l’anticiclone delle Azzorre, molto robusto e proiettato verso nord. Proprio la sua estensione verso nord e dunque verso il Polo facilita e favorisce l’afflusso di aria fredda e perturbata verso l’Italia, aumentando la forza del maltempo in arrivo;
– a est dell’affondo invece è presenta una seconda alta pressione, ben radicata sulla penisola balcanica: essa si rivelerà decisiva nell’intensità del maltempo, impedendo inizialmente alla depressione di progredire verso est. Il risultato è che il maltempo andrà a insistere sullo stesso territorio per più giorni, con forti piogge.

Nella carta seguente abbiamo indicato per una più facile comprensioni le zone di alta pressione e l’affondo freddo:
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La fase di maltempo ha una durata complessiva di 5 giorni, durante i quali l’afflusso di aria mite e umida sul Nord-ovest aumenta. L’affondo freddo responsabile, trovandosi impossibilitato nella sua progressione verso est, continua il proprio movimento verso sud, arrivando a lambire il Nord-Africa (vedi carta seguente). In questi casi gli effetti per il nostro territorio son ben chiari: il minimo di bassa pressione andrà a richiamare aria sempre più calda dall’Africa, la quale scorrendo sul Mar Mediterraneo si caricherà di umidità e una volta giunta sulla terraferma sarà in grado di generare forti precipitazioni. In generale più un affondo perturbato si avvicina all’Africa, maggiore sarà il richiamo di aria calda esercitato, dunque maggiori saranno le precipitazioni, a discapito di una quota neve più alta:
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La fase più acuta del maltempo si osserva nella giornata di giovedì 24 novembre e nelle prime ore del 25: l’affondo perturbato ha subito un ”cut-off”, ovvero è stata interrotta l’alimentazione di aria fredda dalle latitudini più alte e si trova isolato nel Mediterraneo, sotto forma di una goccia fredda e molto instabile. Nella giornata del 24 novembre il minimo di bassa pressione e la goccia fredda si avvicinano al Nord-ovest italiano, inviando grandi quantità di umidità sotto forma di precipitazioni, le quali sono sospinte da intensi venti di scirocco; le carte si dimostrano subito allarmanti con quantitativi di precipitazioni nelle 24 ore che non avevamo mai visto fino ad ora; le possibilità di un alluvione cominciano ad aumentare, anche in vista dei quantitativi di precipitazioni cadute nei giorni precedenti, che localmente arrivano fino a 300 mm! In questa carta si può vedere la goccia fredda sul Mediterraneo, che invia forti correnti di scirocco sul Nord-ovest:
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Per comprendere la reale intensità di questo peggioramento è necessario considerare anche la componente orografica, rappresentata nel caso del Nord-ovest dalle Alpi; essa può incidere significativamente sul bilancio finale degli accumuli registrati, con differenze notevoli anche in pochi chilometri. Durante il peggioramento in questione le Alpi hanno dato origine a un fenomeno di ”sbarramento” o di ”stau”, durante il quale bloccano l’umidità in arrivo (in questo caso da sud) e impediscono la sua progressione verso nord. La massa di aria calda e umida dunque va scaricarsi sulle zone prossime ai rilievi, con forti precipitazioni, mentre sull’altro versante del rilievo si osserva la formazione di un vento caldo e secco, il foehn. Qui di seguito proponiamo una figura esplicativa di questo fenomeno:
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Premessa: rovesci temporaleschi nel Genovesato il 22/11 ed evento alluvionale nell’Imperiese il 24/11
Come precedentemente ribadito, l’evento che ha portato l’alluvione nei bacini di Tanaro, Bormida e Po si concentra nei giorni 24 e 25 novembre 2016; è doveroso precisare che già dal giorno 21 novembre sono cominciate le precipitazioni più diffuse su tutto il Nord-ovest, grazie all’arrivo del prefrontale. In questo caso le correnti presentano una componente liberigenerante-liguria-2211cciale (da sud-ovest), per la quale il Piemonte è per buona parte riparato. Le uniche eccezioni sono rappresentate dall’Alto Piemonte, dall’Alessandrino orientale con la relativa fascia appenninica e le zone montuose meridionali del Cuneese, i cui rilievi non presentano alcun ostacolo a sud, dunque vengono colpiti ottimamente dalle correnti. Proprio su queste zone si concentra buona parte delle precipitazioni: a Limone Pancani (CN, 1875 m) nella sola giornata del 21 vengono registrati dalla stazione Arpa  221 mm (interamente sotto forma di pioggia, infatti solo verso la fine dell’evento la quota neve in questa zona della catena alpina scenderà al di sotto dei 2000 m). I rovesci più intensi, a carattere temporalesco, che interessano il Genovesato e l’Appennino alessandrino sono dovuti ad una convergenza nei bassi strati tra il vento di scirocco in risalita da sud-est e la tramontana tracimante dal bacino padano in discesa da nord, che attraverso il Colle di Cadibona scende fin nel Golfo Ligure. Cadono entro la mezzanotte 235 mm a Fraconalto e fino ad oltre 250 mm sono stimati dal sistema radar piemontese in nella stessa area tra Genovesato ed Alessandrino. Il sistema temporalesco autorigenerante continua a scaricare grandi quantità di pioggia durante la notte e la giornata seguente (immagine radar soprastante si riferisce alle ore 1.30 del 22/11). I picchi più elevati, visto lo spostamento della convergenza dei venti poco più ad ovest, non si registrano più alle spalle di Genova ma nella zona dell’entroterra di Voltri e del Passo del Turchino: 583 mm in 24 ore vengono rilevati a Fiorino (GE) di cui 126,2 in un’ora tra le 3.40 e le 4.40. Sono valori del tutto eccezionali, anche superiori a quelli registrati nelle alluvioni degli ultimi anni in Liguria, tuttavia il fatto che si siano concentrati in un’area decisamente ristretta e poco urbanizzata non ha causato gravi ed estesi disagi, se non qualche allagamento causato dalla fuoriuscita di rii. In zona si registrano anche oltre 350 mm al Passo del Turchino, 230 mm alle Capanne Marcarolo (AL), 205 mm a Piampaludo (SV) nella zona del Monte Beigua e 201 mm a Rossiglione (GE) alle spalle del Passo del Turchino. Nel grafico Arpa Liguria sottostante è visibile l’andamento precipitativo a Fiorino dal 27 ottobre con il massimo del 22 novembre fuori scala: con 700 mm circa totalizzati tra il 19 ed il 25 risulta una delle località con il maggior accumulo pluviometrico di questo evento insieme a Piaggia (CN, Briga Alta), Vara Superiore (SV, Urbe – grafico) e Poggio Fearza (IM – grafico).

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Di seguito una cartina elaborata da Arpa Liguria che dà un’idea ben precisa della distribuzione delle precipitazioni cadute sul territorio ligure: in particolare riporta gli accumuli tra le ore 9 del 22 novembre e le 9 del 23; viene quindi escluso il momento temporale dove si sono concentrati i rovesci più forti (la notte), tuttavia rispetta ugualmente le zone dove il 22 si sono avute le precipitazioni maggiori. Vasta è l’area tra Savonese e Genovesato dove sono caduti 100/150 mm (colore rosso), decisamente più ristretta la zona dei 300/400 mm (colore viola); pressochè all’asciutto, o con accumuli inferiori ai 5 mm, è rimasto il Levante Ligure già da Genova verso est.
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L’evento alluvionale sulla Liguria di Ponente, avvenuto in contemporanea con la piena del Tanaro nel suo tratto a monte durante la giornata del 24/11, si è sviluppato a causa di precipitazioni nell’ordine di 150/200 mm/24 h estremamente diffuse su tutta la provincia di Imperia e parte del Savonese. Picchi superiori ai 300 mm si evidenziano in Valle Arroscia (a monte del torrente omonimo in 24 ore cadono 349 mm a Pieve di Teco e 294 mm a Poggio Fearza) e nell’area della Valle Bormida tra Calizzano ed il Monte Settepani: si tratta di valori che tratteremo in seguito nell’analisi del bacino del Basso Tanaro, a cui afferisce la Bormida. La cartina sottostante si riferisce agli accumuli in 24 h intercorsi tra le 22 del 23/11 e le 22 del giorno successivo (elaborazione Arpa Liguria): tutto il Levante Ligure ha avuto apporti moderati di tra i 30 ed i 60 mm, la stessa Fiorino, fortemente colpita due giorni prima, fa registrare una cinquantina di millimetri.
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Le maggiori criticità si riscontrano lungo la rete idrografica minore, in particolare diversi sono gli straripamenti lungo l’Arroscia ed il Nevo che a Cisano supera di quasi 3 metri la soglia di pericolo (grafico) e successivamente lungo il Centa ad Albenga ereditario dei due precedenti corsi d’acqua. Non mancano frane tra la Valle Arroscia e la Valle Argentina, che coinvolgono viabilità ed edifici. In foto esonda il torrente Maremola a Pietra Ligure (fonte foto: IVG.it).
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Bacino Alto Tanaro
Il massimo apporto di precipitazioni si registra nel settore a monte del fiume (alto Tanaro), dove le piogge risultano praticamente incessanti per oltre 4 giorni. I terreni tuttavia risultano già saturi dei fenomeni avutisi nei giorni precedenti: dal 21 al 23/11 compresi infatti si registrano 356.2 mm a Piaggia (a pochi km dalla sorgente del Tanaro), 320.2 mm al Monte Berlino, 279.4 mm a Ormea – Ponte di Nava, 271.2 mm a Upega, 239.4 mm a Borello, 195.0 mm al Colle San Bernardo, 175.0 mm a Pamparato, 136.8 mm a Perlo e 123 mm a Ceva (riportiamo solamente alcuni dati fra i più significativi). Qui di seguito invece riportiamo le precipitazioni registrate nella giornata del 24/11 e del 25/11 ed il totale dal 21 al 25 per le stazioni citate sopra:

  • Monte Berlino: 312 mm (24/11) + 27.6 mm (25/11). Totale peggioramento: 659.8 mm
  • Ormea – Ponte di Nava Tanaro: 346 mm (24/11) + 28.4 mm (25/11). Totale peggioramento: 653.8 mm
  • Pamparato: 279 mm (24/11) + 27.0 mm (25/11). Totale peggioramento: 469.8 mm
  • Perlo: 248 mm (24/11) + 27.2 mm (25/11). Totale peggioramento: 412.0 mm
  • Viola: 269 mm (24/11) + 26.4 mm (25/11). Totale peggioramento:
  • Piaggia: 299 mm (24/11) + 48.6 mm (25/11). Totale peggioramento: 703.8 mm
  • Upega: 304 mm (24/11) + 27.6 mm (25/11). Totale peggioramento: 602.8 mm
  • Ceva: 202 mm (24/11) + 28.4 mm (25/11). Totale peggioramento: 353.4 mm
  • Borello: 253 mm (24/11) + 25.2 mm (25/11). Totale peggioramento: 517.6 mm
  • Colle San Bernardo: 293 mm (24/11) + 24.4 mm (25/11). Totale peggioramento: 512.4 mm

Il grafico più incredibile è quello di Piaggia nel comune di Briga Alta, dove si sono raggiunti i 703.8 mm tra il 19 ed il 25; il dato è veramente notevole se teniamo conto che è poco più della pioggia che cade in un anno ad Asti (la media 1881-2013 è di 688 mm) e rappresenta più della metà delle precipitazioni che cadono annualmente in zona.
grafico-piaggia

Per non appesantire eccessivamente l’articolo con sterili grafici, abbiamo realizzato una cartina con focus sul bacino dell’Alto Tanaro, riportando i vari idrometri presenti, non solo lungo il corso del Tanaro, ma anche lungo gli affluenti di sinistra quali Pesio, Ellero, Corsaglia, Casotto e Mongia (elencati da ovest verso est). Nella tabella inoltre abbiamo indicato per ogni stazione l’altezza massima registrata corrispondente al colmo di piena e la soglia di attenzione e di pericolo:
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Ma che cosa si intende quando si parla di livelli di attenzione e livelli di pericolo? Sono delle soglie che l’Arpa Piemonte ha fissato per ogni stazione idrometrica della propria rete: superato il livello di attenzione (anche chiamato di guardia) la piena del corso d’acqua si definisce “ordinaria”, poichè scorre ancora all’interno del proprio alveo. Raggiunta la soglia di pericolo, la piena è “straordinaria” e perciò c’è la possibilità che le acque allaghino le zone golenali e sormontino gli argini. Nella cartina che abbiamo proposto sopra non tutte le centraline presentano un livello di pericolo (in particolare gli affluenti del Tanaro escluso il Pesio), tuttavia è facile ipotizzare delle criticità lungo i corsi d’acqua dove il colmo di piena supera di 1.5/2 m la soglia del livello di attenzione.

La piena si verifica tra la mattina ed il pomeriggio del 24 novembre nella sezione a monte: per la distribuzione spaziale e temporale delle precipitazioni si evidenziano due ondate di piena più evidenti da monte fino ad Alba; il primo picco procedendo verso valle si è smussato per il normale effetto di laminazione. Fatta eccezione per la stazione di Ponte di Nava, il secondo colmo risulta di poco inferiore rispetto al primo nelle altre stazioni della sezione del fiume a monte (qui da noi considerate fino a Farigliano).

Alle 6.45 del mattino il Tanaro a Garessio oltrepassa la soglia di pericolo, ecco come si presentava in paese (fonte foto: gruppo facebook “Sei di Garessio se”):
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Il colmo della prima ondata si registra intorno alle ore 11 a Ponte di Nava, a monte del paese di Ormea di cui è una frazione, nei pressi del confine con la Liguria. Si tratta del primo idrometro che incontriamo lungo il corso del Tanaro appena nato dalla confluenza poco più a monte tra il Tanarello ed il torrente Negrone: qui il corso d’acqua ha un regime ancora tipico di un torrente di montagna. Intorno alla mezzanotte transita il secondo colmo di piena, maggiore del primo, e si registra un’altezza di 4.67 m oltre lo zero idrometrico a 806 m, 1.07 m oltre il livello di pericolo.
tanaro-ponte-di-nava

Danni si segnalano nella piazza principale del paese di Ormea (a valle rispetto a Ponte di Nava ma a monte di Garessio) dove si forma una voragine causata dalla piena del torrente Armella, che scorre per un breve tratto di 100 m proprio al di sotto della piazza prima di gettarsi nel Tanaro in sinistra idrografica. E’ stato evacuato in via precauzionale un intero palazzo (fonte foto: l’Unione Monregalese):
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Gli effetti risultano immediati anche sull’abitato di Garessio, dove il livello del fiume cresce ulteriormente e le acque invadono il centro del paese: il colmo di piena si raggiunge intorno alle 13.30 con un’altezza di 5.19 m (2 m oltre la soglia di pericolo) ed una portata calcolata in 800 mc/sec, avente un tempo di ritorno pari a 200 anni (grafico). In questa foto si nota molto bene la furia della corrente, che sormonta completamente il ponte, lo stesso dell’immagine precedente (fonte foto: l’Unione Monregalese):
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Durante il corso della mattinata le abbondanti piogge mostrano i loro effetti anche lungo gli affluenti di sinistra del Tanaro in discesa dalle Alpi Liguri: in poco tempo i corsi d’acqua raggiungono e oltrepassano il livello di attenzione, fuoriuscendo dal proprio letto. Le criticità maggiori si riscontrano lungo i torrenti Corsaglia e Casotto. Quest’ultimo nelle foto che seguono esonda a Pamparato (fonte foto: l’Unione Monregalese). Poco più a valle l’idrometro a Monasterolo misura una piena superiore di 1.13 m rispetto alla soglia di attenzione (grafico).
pamparato-alluvione

Nella foto seguente (fonte: l’Unione Monregalese) è visibile dall’alto una strada interrotta tra Corsagliola e Moline a causa dell’esondazione del Corsaglia. A monte di queste due località l’idrometro di Frabosa Soprana registra un’altezza superiore di 1.7 m rispetto al livello di attenzione (grafico), più a valle a Torre Mondovì la linea del grafico tocca i 4.9 m, ovvero ben 2.9 m oltre la soglia (grafico): lo strumento infatti è posizionato nel punto della confluenza del Casotto, anch’esso in piena straordinaria, nel Corsaglia. Ciò ha ulteriormente aumentato il livello delle acque di quest’ultimo che è esondato anche nel suo tratto terminale prima della confluenza in Tanaro nel comune di San Michele Mondovì.
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Meno critica è la situazione in Valle Ellero e Valle Pesio dove a monte la piena passa ben al di sotto dei livelli di attenzione (grafico Pesio a San Bartolomeografico Ellero a Rastello), mentre il discorso è diverso per le sezioni a valle: a Carrù nei pressi della confluenza con il Tanaro il Pesio è in piena straordinaria (grafico) nonostante il colmo si registrerà nella mattinata successiva, mentre l’Ellero a Mondovì registra 1.3 m oltre la soglia di attenzione (grafico).

Nel frattempo la piena si sposta più a valle e il livello delle acque a Garessio diminuisce prima di una seconda ondata di piena poco inferiore alla precedente dopo la mezzanotte, lasciando in eredità nelle vie del paese tronchi e fango; ben visibile nella seconda foto il livello di circa 1 m raggiunto dalle acque sulle abitazioni situate nei pressi dell’argine (fonte foto: gruppo facebook “Sei di Garessio se”):
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Questa è invece la situazione a Bagnasco, a valle di Garessio: nella prima immagine i forti flutti del Tanaro passano al di sotto delle arcate del ponte romanico, nella seconda il fiume esonda nei pressi dello stabilimento della Fassa Bortolo (fonte foto: l’Unione Monregalese).
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bagnasco-fassa-bortolo

Anche i comuni lungo il Tanaro che si trovano più a valle subiscono gli stessi effetti che la piena ha causato nelle località più a monte: a Ceva il Tanaro esonda, in più punti, allagando il centro abitato (fonte foto: l’Unione Monregalese):
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Di seguito mostriamo una sequenza di 3 scatti della webcam di Ceva uniti in una immagine animata, che inquadra il corso del Tanaro; da notare come il livello delle acque cresca gradualmente fino alla fuoriuscita dagli argini intorno alle 13. Pochi chilometri più a valle alla stazione di Piantorre nel comune di Lesegno. il colmo di piena transita intorno alle 16 con un’altezza massima di 6.74 m, 2 m oltre la soglia di pericolo, ed una portata calcolata in 1300 mc/sec avente un tempo di ritorno pari a 200 anni (grafico).
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A Farigliano, dopo che il Tanaro ha ricevuto gli apporti di Corsaglia, Ellero e Pesio nel tratto tra Lesegno e Bastia Mondovì, il colmo (6.78 m) è eccezionalmente di 2.77 m oltre la soglia di attenzione e transita intorno alle 14.30, con una portata calcolata nell’ordine di 2600/3000 mc/sec e tempo di ritorno di 200 anni (grafico): il fatto che si abbia prima che a Lesegno (più a monte) è dovuto proprio agli apporti dei torrenti sopracitati in discesa dalle Alpi Liguri che affluiscono nel Tanaro più a valle rispetto alla stazione di Lesegno, e sono in piena straordinaria fin dalle prime ore del mattino quando la piena lungo la Val Tanaro era ancora ordinaria. Gli effetti sono ben visibili a Clavesana, posta qualche chilometro più a monte di Farigliano, dove l’alluvione si fa importante (fonte foto: l’Unione Monregalese):
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Bacino Basso Tanaro, Valle Bormida e Valle Belbo
A partire dalla sera del 24 novembre anche la parte bassa del bacino del Tanaro viene interessata dalla piena. Confrontando le precipitazioni registrate dalle numerosi stazioni meteo presenti sul territorio con quelle avutesi durante l’alluvione del 1994, si nota subito come gli accumuli siano stati inferiori, scongiurando un’alluvione ben peggiore rispetto a quella di ventidue anni fa (approfondimento nel paragrafo sotto). Proponiamo di seguito alcuni accumuli delle stazioni meteo Arpa (le rilevazioni sono state scelte per coprire tutta l’area interessata):

  • Alba (CN): 149.6 mm (92.4 mm il 24/11)
  • Roccaverano (AT): 194.8 mm (96.4 mm il 24/11)
  • Nizza Monferrato (AT): 12.8 mm (57.4 mm il 24/11)
  • Treiso (CN): 187.6 mm (101.0 mm il 24/11)
  • Mango (CN): 171.8 mm (96 mm il 24/11)
  • Asti Tanaro (AT): 104.8 mm (40.4 mm il 24/11)
  • Baldissero d’Alba (CN): 148.0 mm (88.2 mm il 24/11)
  • Castell’Alfero (AT): 94.4 mm (27.2 mm il 24/11)
  • San Damiano (AT): 116.4 mm (62.8 mm il 24/11)
  • Alessandria Lobbi (AL): 77.0 mm (19.0 mm il 24/11)
  • Acqui Terme (AL): 144.6 mm (50.8 mm il 24/11)
  • Masio (AL): 81.0 mm (27.6 mm il 24/11)
  • Novi Ligure: 143.6 mm (57.4 mm il 24/11)

E’ doveroso precisare, come avevamo accennato in precedenza, che nel tratto fino ad Alba sono transitate due distinte ondate di piena. La differenza tra le due risulta già meno evidente all’idrometro di Asti, invece più a valle da Masio (grafico) fino alla confluenza nel Po, il grafico evidenzia un solo colmo di piena. Come per l’Alto Tanaro, abbiamo realizzato una cartina anche per la restante parte del bacino, dove abbiamo indicato tutti gli idrometri presenti sul territorio e le rispettive altezze massime registrate:
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Ecco come si presentava il ponte Albertino ad Alba durante la prima piena intorno alle ore 21 del 24 novembre, una seconda poco superiore si avrà la mattina successiva alle 10 (grafico): si misurano 6.14 m corrispondenti ad una portata di 3400 mc/sec (fonte foto: Corriere di Alba).
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Il fiume già in serata (toccato un colmo di circa 6 m) esonda parzialmente nelle aree limitrofe, specialmente fra l’autostazione Ati e Corso Cillario Ferrero; di quest’ultimo proponiamo una foto (fonte: corriere di Alba):
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Il colmo giunge ad Asti intorno alle 6: le acque esondano nelle zone golenali e la parte bassa della città tra i quartieri di Trincere, Tanaro, San Fedele e San Quirico è allagata a causa del rigurgito della rete fognaria. Queste zone si trovano ad una quota altimetrica che arriva fino a 115/116 m, mentre le acque del Tanaro misurano 7 m dallo zero idrometrico (saliranno di altri 70 cm nel pomeriggio), cioè il fondo del letto del corso d’acqua che è a 109.83: ciò vuol dire che il fiume contenuto negli argini scorre a quasi 117 m, una quota superiore a molte zone limitrofe. Così si presenta la zona del Parco Lungotanaro alle 8 di mattina: l’altezza delle acque nel punto della ripresa arriva fino ad 1.5 m.tanaro-san-fedele-mattina

In questa vasta zona (comprendente il campo da rugby) posta tra il quartiere Tanaro e San Quirico, l’allagamento aveva creato particolare stupore perchè non poteva esser causato dal rigurgito della rete fognaria, tuttavia ne sono facilmente comprensibili le cause: le acque di ritorno del Tanaro risalite attraverso il canale del Rio Valmanera. Nell’immagine seguente cerchiamo di fare un po’ di chiarezza: con le frecce rosse è segnalata la direzione contraria che le acque hanno seguito attraverso il canale; l’area circondata di bianco indicata con “foto”, segnala la zona di ripresa della fotografia sottostante scattata il giorno dopo la piena. Evidententi le tracce lasciate dall’acqua, esondata dal canale, che nel capannone indicato raggiungono l’altezza di 1.5 m circa.
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Alle ore 16 viene raggiunto il colmo della piena anche ad Asti: l‘idrometro posto sul ponte di Corso Savona rileva un’altezza pari a 7.71 m (2.21 m oltre la soglia di pericolo), il valore più alto da quando è stato installato, nel 2004, superando abbondantemente il precedente primato di 5.39 m del 28/04/2009. Possiamo dire tuttavia che si tratta della piena maggiore dal 1994.
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Uno scatto intorno alle 9.30 nella zona di San Fedele: qui gli argini maestri hanno tenuto e non sono stati sormontati ma i vasti allagamenti sono stati causati dal rigurgito della rete fognaria: nel pomeriggio il livello dell’acqua si alzerà ulteriormente sommergendo il punto da cui è stata ripresa questa foto.
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Qui sempre nella zona del Parco Lungotanaro sull’argine che si erge come una sottile striscia di terra al di fuori delle acque.
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Il livello delle acque nei pressi del ponte ferroviario della tratta Asti-Acqui Terme.
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Questa foto è stata scattata intorno alle 13, quando il livello del fiume stava nuovamente salendo prima di toccare il colmo alle 16: è evidenziata la stazione dell’Arpa Piemonte posta sul ponte.
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Come già spiegato, le piogge sul nostro territorio non risultano eccessive, con accumuli variabili fra 100 e 150 mm su tutta la provincia e distribuiti nell’arco di 5 giorni senza picchi particolari. Per questo motivo non destano preoccupazione in provincia i corsi d’acqua minori come Borbore e Versa che nascono rispettivamente dal Roero cuneese e dal Monferrato Astigiano nei dintorni di Cocconato e attraversano la città di Asti nel loro tratto terminale, prima di affluire nel Tanaro. Agli idrometri di San Damiano (Borbore) e a quello di Asti (Versa) non viene raggiunta la soglia di attenzione, addirittura lungo il Versa non si registra nemmeno una vera e propria piena. Tuttavia, il tratto terminale del Borbore ha risentito del fenomeno di rigurgito delle acque del Tanaro che sono risalite lungo il suo corso per un breve tratto: di seguito proponiamo una foto del Borbore (fonte: gruppo facebook Asti) scattata nei pressi del ponte in C.so Alba a 1.4 km dalla foce in Tanarto intorno alle 8 del 25 novembre: l’acqua è stranamente ferma proprio perchè non riesce a defluire verso sinistra.
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In città i disagi non sono mancati, a causa della chiusura della tangenziale in via precauzionale: il traffico dunque è rimasto paralizzato per alcune ore. Qui di seguito proponiamo un nostro video, nel momento di massima altezza del fiume:

Grazie alle numerose riprese aeree effettuate con i droni, siamo riusciti a ricostruire le zone in cui il Tanaro è esondato; per una facile consultazione abbiamo realizzato una cartina interattiva, in cui trovate delimitate le zone interessate; nel menù a sinistra potete visualizzare la legenda. In particolare le aree delimitate in giallo indicano le zone dove il fiume è esondato nella aree golenali sormontando in alcuni casi gli argini (in ogni punto viene specificato), le aree delimitate di azzurro indicano allagamenti causati dal rigurgito della rete fognaria o del Rio Valmanera come abbiamo già spiegato in precedenza.

Per quanto riguarda il tratto fra Alba e Asti il fiume fuoriesce nei pressi di Isola d’Asti, in questa foto con due inquadrature da Barbaresco è ben visibile il confronto fra il giorno dell’alluvione e le normali condizioni del fiume:
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I due scatti che seguono sono stati realizzati da Stefano Salvatore sempre da Barbaresco e mostrano la situazione nel massimo della piena del fiume:
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Nella serata del 25 la piena transita infine nella provincia di Alessandria, in particolare sul capoluogo giunge alle 00.30 con un colmo di 6.68 m, 1.38 m oltre la soglia (grafico). Le evacuazioni coinvolgono la zona ”Orti”, l’ospedale Borsalino e circa 7000 persone nelle zone limitrofe al corso del Tanaro in città. A Montecastello, poco più a valle, dopo la che il Tanaro riceve il contributo della Bormida l’altezza al colmo è di 7.72 m (grafico), con una portata di 3700/3800 mc/sec. Il colmo si raggiunge alle 23, prima che ad Alessandria, più a monte, questo per l’apporto della Bormida, la cui piena transitava già alle 20.30 nel capoluogo (grafico). Sicuramente il fatto che non ci sia stata una concomitanza tra la piene dei due fiumi ha evitato maggiori criticità lungo il tratto terminale del Tanaro. Di seguito proponiamo una foto della situazione nel momento in cui transitava la piena nella zona del nuovo Ponte Meier (visibile sullo sfondo), da notare il muretto sulla destra leggermente superiore al livello del fiume, questione di poche decine di centimetri! (fonte: AlessandriaNews):
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Valle Bormida e Belbo
Meno interessato è il bacino del Belbo: il torrente oltrepassa solamente la soglia di attenzione presso i tre idrometri presenti sul suo corso (vedi cartina all’inizio del paragrafo) senza raggiungere la piena straordinaria. Infatti non si registrano esondazioni nel suo corso, la seguente foto mostra il livello del fiume delle ore centrali del 25/11 a Nizza Monferrato (fonte: gruppo facebook sei di Nizza se):

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La Bormida invece fa registrare esondazioni su gran parte del suo corso e su entrambi i rami, di Millesimo e di Spigno. Le piogge a monte sono eccezionali: a Calizzano (SV) cadono 388 mm nella sola giornata del 24 e 593.2 mm dal 19 al 25/11, sul Monte Settepani (SV) 355 mm il 24 e 656.6 mm in totale. Di seguito un ponte crollato a Murialdo (SV) in località Pallareto sul ramo di Millesimo: l’idrometro a Murialdo alle 15.30 misura un colmo di 4.14 m, 1.5 m oltre la soglia di pericolo (grafico) (fonte foto: IVG.it).
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Di seguito sono visibili allagamenti a Cengio in loc. Isole (SV), poco più a valle, a Camerana, nel tratto cuneese del ramo di Millesimo si misura un’altezza al colmo di 5.72 m (grafico), che risulta essere il primato per la stazione dal 1995 ad oggi; successivamente ha smesso di funzionare poichè l’area della stazione è stata sommersa.
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Nel tratto astigiano il colmo di piena giunge tra la tarda serata e la notte: 5.83 m (2 m oltre la soglia) a Cessole alle 22.30 (grafico). Esondazioni sono segnalate nella parte bassa di Vesime, dove gli argini non riescono a contenere le acque: questa una foto del mattino del 25/11 (fonte: sei di Vesime se):
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Ecco come si presentava al tramonto la strada provinciale fra Bubbio e Monastero Bormida, invasa dalle acque, come testimoniano queste foto (fonte: sei di Vesime se):
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Di seguito una veduta del ponte romanico di Monastero Bormida nel pomeriggio del 24 novembre:

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Vasti allagamenti si segnalano anche ad Acqui Terme (AL) a valle del punto di confluenza dei due rami. A Cassine, prima che la stazione venisse sommersa dalla piena, si registra alle 7 del 25/11 un’altezza di 5.08 m ed una portata di 2100 mc/sec circa (grafico) (fonte foto: “Sei di Acqui se”). Sul tratto terminale prima della confluenza con il Tanaro, si segnalano esondazioni lungo le aree golenali.
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Due stralci da “La Nuova Provincia” bisettimanale astigiano: negli articoli vengono sottolineati i gravi problemi che questa alluvione ha causato all’agricoltura in Val Tanaro ed in Val Bormida.
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Uno scatto del satellite NASA MODIS il 26 novembre: ben visibili le esondazioni di Tanaro, Po e Bormida nel suo tratto terminale nella pianura alessandrina.
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Confronto con l’alluvione del novembre 1994

precipitazioni-evento-2016 precipitazioni-evento-1994

Vista l’eccezionalità di questo evento è doveroso operare un paragone con quella che per il bacino del Tanaro è stata la peggior alluvione di tutto il Novecento. Dal punto di vista pluviometrico saltano all’occhio le differenze: in questo evento risultano maggiori in Alta Val Tanaro, localmente il doppio, ma minori, la metà, su Roero, Langhe e Monferrato. La differenza più incredibile sicuramente si riscontra nei dati di Piaggia: cadono 703.8 mm in 7 giorni tra il 19 ed il 25 novembre 2016 con un massimo giornaliero di 299 mm il 24, mentre in 6 giorni tra il 2 ed il 7 novembre 1994 ne cadono 222.4 mm di cui 124 mm il giorno 5. E’ tuttavia doveroso precisare la presenza di una leggera disomogeineità nel confronto diretto di questi due dati poichè, seppur registrati nello stesso comune non derivano dalla medesima strumentazione: la centralina nel 1994 infatti si trovava a 1310 m, quella di oggi a 1645 m. Meno marcata, ma comunque rilevante, la differenza confrontando i due eventi al Colle San Bernardo nel comune di Garessio: prendendo come riferimento gli stessi periodi di Piaggia, cadono 513 mm nel 2016 e 280.3 nel 1994 con un massimo giornaliero rispettivamente di 293 mm e 205.2 mm; ad Ormea 653.4 mm nel 2016, di cui 346 mm solo il 24, e 376 mm nel 1994, di cui 224 mm solo il 24. Ad Alba invece cadono 251.2 mm nel ’94 di cui ben 174.2 mm in 24 ore il 5, mentre 146.6 mm nel 2016 con un massimo di 92.4 mm il il 24. Il valore del ’94 per questa zona è del tutto eccezionale, infatti si discosta di un solo millimetro dal primato dell’intera serie che appartiene al 4 settembre 1948, giorno di un’altra disastrosa alluvione per il Cuneese e l’Astigiano. In Langa le differenze sono ancora maggiori: a Rodello totalizza 180 mm nell’evento del 2016, mentre solo il 5 novembre 1994 ne registra 243.4 mm. Proprio per queste precipitazioni di straordinaria intensità, che risultano addirittura più intense di quelle avutesi sull’alto bacino del Tanaro, gli apporti degli affluenti di destra lungo il tratto mediano del fiume sono eccezionali: il Talloria, il Cherasca, il Rea sono in piena straordinaria e causano molti danni prima di affluire in Tanaro. Quantità estese nell’ordine di 150/250 mm in 24 ore su un terreno fragile come quello delle Langhe e del Monferrato hanno causato frane devastanti in queste aree, fenomeni che si sono avuti in minima parte in questo evento, neanche paragonabili al ’94 data la gravità dei movimenti franosi di allora.

Di seguito un documento in formato Excel dove abbiamo selezionato alcune località piemontesi mettendo a confronto gli accumuli giornalieri e totali di quest’evento con quello del ’94 e del 2000:

Evento pluviometrico 2016 nel bacino di Tanaro e Po confrontato con 1994 e 2000

Il fatto che nell’area di pianura abbia piovuto molto meno è stato determinante affinchè non si ripetesse un’alluvione della medesima portata, intendendo per “portata” proprio il volume d’acqua all’interno del corso del fiume e non la gravità dell’evento. Infatti è lecito ipotizzare che, se la piena fosse stata al pari del 1994, pur riscontrando innumerevoli più danni di quanti non ce ne siano stati, grazie alle opere di difese costruite negli anni successivi al ’94 avremmo potuto evitare dei danni così estesi come allora. Le opere di arginatura post-’94 si sono rivelate quindi fondamentali e se unite ad adeguate previsioni, prevenzione ed in generale un miglior sistema di comunicazione, si è evitato un disastro che, se si fosse verificato ventidue anni fa avrebbe avuto con ogni probabilità effetti molto più devastanti. Nel ’94 infatti lungo l’intero corso del Tanaro, da monte a valle, si registrano innumerevoli danni alle abitazioni e alla viabilità stradale, moltissimi furono i ponti danneggiati gravemente. Dopo l’evento molti di questi sono stati ricostruiti (tra cui quello ad Asti di Corso Savona, nonostante non avesse subito danni).

Il Ponte ferroviario della linea Ceva-Bra distrutto a Lequio Tanaro nel ’94 (fonte: Nimbus 06-7).
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Le acque sormontano il ponte in centro a Garessio proprio come avvenuto quest’anno: a seguito dell’alluvione del ’94 tuttavia non si decise di ricostruire questo manufatto in modo che i grossi pilastri posto in alveo non siano più di intralcio (fonte foto: Nimbus 06-7).

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Esondazione del Corsaglia nel novembre ’94 nello stesso punto in cui è stato ripreso nella foto che abbiamo proposto nel precedente paragrafo: le frecce rosse indicano il canale di deflusso che si è venuto a creare, diverso dal normale alveo del torrente.
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Area dell’esondazione del fiume Tanaro e del Borbore ad Asti nel 1994: facendo un confronto con la nostra cartina sopra è evidente la differenza di aree allagate rispetto ad allora (fonte: elaborazione Arpa Piemonte).
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Targa di commemorazione dell’alluvione del ’94 sul ponte di Corso Savona ritratta durante la piena del 25 novembre 2016.
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Se allora fu molto criticata l’assenza di comunicazione nei momenti dell’alluvione, questa volta si può affermare che non sia stato così: gli organi di dovere si sono subito attivati una volta scattata l’allerta e tutti i ponti e le zone golenali a rischio esondazione sono state messe sotto controllo, evitando spiacevoli conseguenze. In questo scatto ripreso il giorno successivo alla piena ad Asti, si possono notare dei cassoni riempiti di sabbia posizionati dalla Protezione Civile il pomeriggio precedente, per cercare di contenere un’eventuale fuoriuscita dagli argini dell’acqua che non è avvenuta.
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Nella seguente tabella cerchiamo di fare una breve analisi dal punto di vista idrometrico, mettendo a confronto le altezze al colmo e le portate dell’evento del novembre 2016 di alcune località con i precedenti massimi storici. Sull’asta del Tanaro notiamo come la piena sia stata inferiore rispetto al ’94, che è la maggiore dell’intero Novecento a Farigliano e Montecastello: significativo soprattutto il dato di Alba, che fa segnare una portata di 3400 mc/sec nel 2016 e 4200 mc/sec nel 1994 (grafico). Allo stesso modo lungo il Belbo questo evento è ben lontano dal ’94 (in realtà il massimo storico spetterebbe al settembre 1948 quando la piena fu ancor maggiore rispetto al ’94 ma non si dispone di misure per quella data). Riguardo al bacino della Bormida, le stazioni di Camerana sul ramo di Millesimo e di Mombaldone su quello di Spigno misurano il massimo dal 1995, quando sono state installate. A Cassine invece i 5.08 misurati superano i 4.7 m del 1994. E’ bene specificare tuttavia che non è possibile fare un confronto diretto tra queste due misure senza un valore di portata più affidabile, non trattandosi del medesimo idrometro che rispetto al ’94 può aver subito degli spostamenti. Nel tratto terminale, ad Alessandria, la Bormida non ha superato la piena del 2011, risultando leggermente inferiore ad essa. Il Po ha registrato portate ben inferiori rispetto all’evento del 2000 (maggiore rispetto al ’94 su questo bacino). Tuttavia fa eccezione Carignano la cui portata è paragonabile a quella del 2000.
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Ai Murazzi di Torino l’evento di piena del 2016 è stato il terzo maggiore dal 1791 dopo il 1839 ed il 2000, leggiamo da un articolo di Nimbus: “A seguito di un calibrazione delle misura al ponte di Corso Regina Margherita per renderle confrontabili con quelle delle storiche aste idrometriche dei Murazzi, e in base ad un sopralluogo eseguito sul posto, si è valutato in circa 5.70 m il livello raggiunto dal Po nella serie storica omogenea dal 1791. Al di là di possibili errori centimetrici nella stima, è ragionevolmente certo che si sia trattato della terza piena più elevata in due secoli in questo tratto torinese del fiume”.
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Vogliamo concludere il nostro resoconto conl’ articolo su Nimbus 06-7 pubblicato a seguito dell’alluvione del ’94: allora si è molto parlato del fatto che la causa della piena fosse stata l’apertura di alcune dighe a monte. Questo pensiero, errato, nonostante non abbia alcun fondamento, è rimasto nell’immaginario collettivo e ancora oggi viene ripreso quando si ripensa a quei tragici momenti. Preferiamo lasciar parlare queste righe molto esplicative, tuttavia per fare chiarezza ci teniamo a precisare che lungo il corso del Tanaro non c’è alcuna diga. Troviamo degli invasi artificiali protetti da dighe a monte della Stura di Demonte (affluente in sinistra idrografica del Tanaro) al Lago Chiotas e al Lago della Piastra, tuttavia se davvero ci fosse stata un’apertura di queste fantomatiche dighe gli effetti si sarebbero visti prima che sul Tanaro, lungo tutto il tratto della Stura che, scesa dalle Alpi, attraversa la pianura cuneese: allora invece non ci fu alcuna criticità lungo la Stura proprio perchè le precipitazioni sulle Alpi Marittime furono minori rispetto alla Val Tanaro. A Gaiola, poco a monte di Cuneo, si registrava un’altezza al colmo di 1.55 m con una portata di appena 100 mc/sec (grafico) che arriva a 900 mc/sec alla confluenza con il Tanaro per l’apporto del torrente Gesso.
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Luca Leucci & Paolo Faggella

3 Comments

  • Mario 9 dicembre 2016 0:34

    Molto ben fatto, complimenti! 🙂

    • Foto del profilo di Luca Leucci
      Luca Leucci 9 dicembre 2016 1:16

      Grazie mille! 🙂

  • Tommaso Gavazza 12 dicembre 2016 11:20

    Solo alcune considerazioni:
    _la zona San Quirico di Asti è stata allagata per ritorno dal Tanaro attraverso il vecchio letto del Rio Val Manera: per ovviare a questa evenienza sono state installate ben due coppie di paratoie (due elettriche e due manuali) che durante la piena sono state lasciate colpevolmente aperte (se vi servono posso inviare fotografie);
    _il livello della piena è stato eccezionale superando abbondantemente il livello di pericolo: quando si ritiene sia doveroso adottare misure eccezionali come la chiusura delle scuole?
    _la seconda piena non è stata annunciata tanto che nella mattina del 25 si è detto che il peggio fosse passato, poi il Tanaro è arrivato a lambire la sommità dell’argine;
    _è davvero sufficiente la sola presenza della protezione civile a presidio degli argini? è davvero così controllabile il fiume? se l’acqua si fosse alzata di alcune decine di centimetri cosa sarebbe successo?

    Grazie.

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