Analizziamo l’evento nevoso appena trascorso: è andato storto qualcosa nelle previsioni?

1) Doveva arrivare la “Big Snow”? No, noi non abbiamo mai parlato di nevicate eccezionali o particolarmente abbondanti. La nevicata ha avuto però un grande eco mediatico ed è stata subito etichettata come “Big Snow” dal solito sito meteo spazzatura. Da qualcuno è stata definita come la nevicata più abbondante degli ultimi 6 anni per alcune zone di pianura del Nord-Ovest: in questo caso l’appellativo non era stato dato a caso. Erano effettivamente previsti 10/15 cm fino in pianura in zone dove episodi di questa entità mancavano da anni, come la città di Torino.

2) Dovevano cadere tra i 10 e i 20 cm diffusi su pianure e colline? Sì, ma questi accumuli in pianura non si sono registrati, o almeno non ovunque.

ACCUMULI DI NEVE MISURATI: ad Asti in zona Ospedale abbiamo misurato 9 cm di neve cumulati in totale sommando i vari rovesci avvenuti a più riprese tra l’1 ed il 2 febbraio, ma essendo stati alternati a lunghi momenti con precipitazioni assenti in cui è avvenuto un assestamento e parziale fusione della neve caduta, il manto nevoso al suolo non ha mai superato i 5 cm (i valori sono ancora più bassi in centro città ad Asti). Ben diversa è stata la situazione in collina oltre i 200 metri, dove, grazie alle temperature più basse, la neve caduta si è mantenuta durante il giorno e si sono misurati tra i 10 ed i 15 cm di manto a fine evento.

L’evento perturbato che ha interessato il Nord-Ovest tra giovedì 31 gennaio e sabato 2 febbraio lo possiamo dividere in due fasi distinte

– Prima fase: dalla sera sera di giovedì 31 alla notte tra venerdì 1 e sabato 2: prevalgono correnti di libeccio (da sud-ovest) responsabili di un’ombra pluviometrica sul Piemonte Centrale. Le precipitazioni su pianure e colline tra Monferrato, Langhe e Roero sono discontinue e a tratti assenti. Considerando che al di sotto dei 200/250 m di quota le temperature si mantengono sempre poco sopra gli 0°C, non si creano i presupposti perché si accumuli la decina di centimetri previsti sulle zone pianeggianti tra Torino, Asti ed Alba, salvo locali eccezioni come tra Basso Torinese ed Alto Cuneese. Fino a venerdì notte ad Asti cadono solo 7,5 cm (ma l’altezza al suolo non supera mai i 5 cm perché parte della neve caduta era fusa durante la giornata) per il doppio di millimetri equivalenti, ben 13, a testimonianza di quanto fosse umida la neve. Basta pensare che nella nevicata di due settimane fa (23-24 gennaio) erano caduti 16 cm di neve per 10 mm equivalenti, quindi nonostante 3 millimetri in meno si erano accumulati 8,5 cm in più. Questo perché durante lo scorso episodio le temperature si erano mantenute tra -2 e 0°C, mentre in questo evento tra 0 e +2°C.

I momenti successivi al passaggio di un forte rovescio di neve ad Asti, ore 21 del 1 febbraio 2019

– Seconda fase: tra la mattina e la sera di sabato 2: la formazione di un minimo di bassa pressione al suolo in spostamento dalla Costa Azzurra al Mar Ligure attiva correnti di ostro (da sud) responsabili di forti rovesci in risalita dal Ligure che risultano nevosi fino in pianura tra Torinese, Cuneese, Astigiano e Basso Alessandrino (video in allegato). Un po’ a sorpresa le temperature permettono un’ulteriore nevicata durante il pomeriggio, seppur alternata a momenti di pioggia, con nuovi lievi depositi fino in città ad Asti (1,5 cm). I rovesci di neve localmente risultano a carattere temporalesco ed in collina arrivano ad accumulare fino a 7 cm in un’ora a Castiglione Tinella (Langhe Albesi, CN). Di seguito un video durante i forti rovesci osservati nelle ore centrali del 2 febbraio 2019:

CONCLUSIONI: le temperature elevate e le precipitazioni discontinue non hanno permesse accumuli di neve consistenti in pianura nonostante siano effettivamente caduti i millimetri di precipitazione previsti.

Due foto dalla collina di Bossolasco verso il cuneese nel tardo pomeriggio del 3 febbraio 2019; gli accumuli raggiungono i 50 cm (fonte: Roberto Caldarola)

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