La seconda metà di Aprile e la prima decade di maggio hanno visto un ritorno di condizioni a tratti tardo-invernali sulle regioni alpine, a causa di correnti gelide in discesa dal Nord-Europa, che si sono rese protagoniste di diffuse nevicate a bassa quota, con valori termici diurni intorno agli 0°C. Al Nord-Italia è stata interrotta una fase di primavera già inoltrata, con conseguenti danni alla vegetazione in uno stato fenologico avanzato, data la spiccata mitezza delle settimane precedenti. Si è trattato di un evento del tutto eccezionale? In realtà no e questo articolo ha proprio l’obiettivo di classificare la portata del periodo che abbiamo vissuto, paragonandolo ad atri simili che in passato già si erano presentati nel cuore di Aprile, interrompendo bruscamente i primi tepori primaverili.

 

18-22 aprile 2017
18 aprile 2017, 500 hPa, 12 UTC

Dalla carta soprastante è ben visibile la discesa fredda da Nord-Est che si appresta a valicare le Alpi durante la giornata del 18 Aprile, manifestandosi al suolo in Pianura Padana con violente raffiche di vento: proprio la forte differenza di pressione tra i due lati della catena alpina (1010 hPa sul Centro-Nord Italia e 1025 hPa oltralpe su Francia, Svizzera ed Austria) è causa dei forti e secchi venti di caduta, che interessano il Nord-Italia, comunemente conosciuti con il nome di foehn o favonio. Questi si estendono oltre le valli alpine e le zone pedemontane arrivando fino in pianura e mantenendosi sostenuti anche tra Langhe e Monferrato. La stazione ARPA di Montaldo Scarampi (AT, 295 m) ha rilevato una velocità media del vento calcolata sull’intera giornata del 18/4/2017 di 20,2 km/h, con un estremo nel pomeriggio di 89,3 km/h (sotto il grafico della velocità media del vento dal 15 al 19 aprile). Si tratta del 7° valore giornaliero più elevato misurato dall’anemometro in funzione dal 1990. Di seguito i dati più notevoli dove viene specificato se si è trattato di un episodio di foehn o di raffiche dovute ad un temporale estivo:

  • 113,0 km/h (3/7/1998, temporale)
  • 111,2 km/h (27/6/1990, temporale)
  • 109,4 km/h (20/3/1995, foehn)
  • 98,6 km/h (10/3/1995, foehn)
  • 91,4 km/h (12/3/2006, foehn e 26/7/2016, temporale)
  • 89,3 km/h (18/04/2017, foehn)

Negli ultimi 28 anni solo tre volte il foehn aveva soffiato più forte, a testimonianza di come l’evento sia stato inusuale per questa zona. In pianura le raffiche più intense si attestano tra 60 e 70 km/h.

Vento Montaldo Scarampi

L’aria si mantiene piuttosto secca, specialmente in collina dove, perdurando deboli refoli di vento anche durante le ore notturne, l’umidità non sale oltre il 40%. Nell’immagine seguente i grafici di temperatura e umidità dal 15 al 19 aprile sempre a Montaldo Scarampi: è evidente la discesa termica rispetto ai giorni precedenti (anche se sulle temperature minime in collina si è avvertito molto meno il calo che in pianura), contemporaneo ad una diminuzione dell’umidità relativa, che il pomeriggio del 19 si mantiene ovunque in provincia tra il 10 ed il 20%.

Temperatura ed umidità Montaldo Scarampi

Durante la notte tra il 18 ed il 19 il vento si calma nelle zone di pianura del Piemonte, permettendo alle temperature di scendere diffusamente sotto lo zero. Grazie ai cieli sereni ed all’assenza di vento, il calo termico si ripete nelle notti del 20, 21 e 22 aprile; le massime diurne tra pianura e bassa collina si mantengono sui 14/18°C.

I valori più bassi si riscontrano in quelle particolari aree che, data la loro orografia a forma di conca, tendono ad accumulare maggiormente il freddo nei bassi strati, rispetto ad altre zone limitrofe meno depresse: non è un caso che la maggior parte di questi valori si siano registrati proprio tra Roero, Langhe e Monferrato, data la presenza tra le colline di numerose valli. L’alba più gelida è quasi ovunque quella del 20 aprile: nell’Astigiano all’impianto GAIA di Compostaggio a San Damiano d’Asti (fraz. San Pietro) a 213 m di quota la temperatura scende a -4.3°C, valore che poco si discosta dal minimo assoluto della regione di -4.8°C rilevato lo stesso giorno a Castelletto d’Orba (AL) da una centralina della Rete Agrometeorologica. Altri valori degni di nota sono -4.6°C a Baldissero d’Alba (CN), -4.0°C a Romano Canavese (TO), -3.8°C a Masserano (BI, 243 m), -3.7°C a Castell’Alfero (AT, 140 m), -3.6°C a San Damiano d’Asti ARPA (AT, 154 m) e -3.5°C a Nizza Monferrato (AT, 138 m). Per quanto riguarda il capoluogo le temperature oscillano fra i -2.1°C della stazione meteo Arpa nei pressi dell’ospedale e i -0.4°C del nostro osservatorio in zona Don Bosco.

Seppur notevoli si tratta di valori inferiori ai primati di freddo di Aprile che negli ultimi 30 anni spettano in collina al 17/4/1991 ed in pianura all’8/4/2003. Considerando la rete ARPA, fa eccezione la sola stazione di Asti sud, Borgo Tanaro (117 m) che con -0.7°C supera il precedente record di -0.4°C del 2003.

28-29 aprile 2017
28 aprile 2017, 500 hPa, 00 UTC

La terza decade di Aprile è ancora governata da correnti fredde, infatti dopo una prima parte più mite con correnti secche orientali e tempo bello sul Nord-Ovest, il 27 aprile una nuova massa d’aria fredda interessa il Nord-Italia con una discesa più occidentale rispetto alla precedente (dalla Valle del Rodano). Ne segue la formazione di un minimo di bassa pressione al suolo sulla Pianura Padana, da cui scaturiscono forti precipitazioni, con alcune fulminazioni e accumuli fino a 25-30 mm nel nord dell’Astigiano. I fenomeni intensi hanno permesso la discesa dell’aria fredda fino al suolo, sulle Langhe si rilevano durante la notte del 28/4 minime vicine agli 0°C: +0.8°C a Serole Bric Puschera (765 m), +1.4°C a Roccaverano (640 m), +1.5°C a Loazzolo (600 m), +2.9°C a Castagnole Lanze (383 m). Diverse segnalazioni confermano anche la comparsa di fiocchi di neve dai 600/650 m, con lieve imbiancata a Niella Belbo (CN), come si può notare nella foto che segue:

La mattina successiva nuove gelate si verificano in pianura, queste le temperature sotto lo zero nell’Astigiano: San Damiano d’Asti GAIA (213 m) -1.1°C, Castell’Alfero (140 m) -0.9°C, Montechiaro d’Asti (200 m) -0.6°C, Asti Istituto Agrario (175 m) -0.1°C, San Damiano d’Asti ARPA (154 m) -0.1°C.

montechiaro d'asti 200 m

Per capire l’eccezionalitá o meno di questi valori al 29 di aprile, prendiamo come esempio la stazione Arpa di Montechiaro d’Asti (che vediamo ripresa nella foto a lato) perchè, essendo in funzione dal 1989, offre uno storico dati piuttosto ampio: è collocata a 200 m di quota sotto al paese sul fondovalle dell’Alta Val Rilate, in una zona che le conferisce un clima continentale, con temperature minime fra le più basse della provincia (se registrate nelle condizioni ottimali di cielo sereno ed assenza di vento). Fra i dati della Banca Dati Meteorologica di ARPA Piemonte risulta che nella giornata del 29/4/2017, con una minima di -0.6°C, si è verificato il secondo episodio di gelo più tardivo almeno dal 1989 (intendendo per gelo una temperatura pari od inferiore allo zero). Dopo questa data troviamo solo un isolato episodio nella prima decade di maggio, il 7/5/1991, anch’esso con -0.6°C. Tuttavia localmente sulle pianure piemontesi anche il 9/5/1997, l’8/5/2004 e il 17/5/2012 si ebbero temperature intorno allo zero: in queste occasioni Montechiaro registrò rispettivamente +0.1°C, +2.2°C e +0.9°C. E’ importante notare come episodi di gelo nell’ultima decade di aprile (21/30 aprile) non siano così infrequenti: oltre a quello di quest’anno se ne contano altri 6 negli ultimi 28 anni (in riferimento sempre alla centralina di Montechiaro).

 

1-2 maggio 2017
1 maggio 2017, 500 hPa, 06 UTC

Appena due giorni dopo la gelata del 28/29 aprile, segue un nuovo peggioramento delle condizioni atmosferiche, dovuto all’arrivo di una perturbazione atlantica: a causa dell’afflusso di aria di matrice polare si ha un nuovo brusco calo termico durante la mattina del 1° maggio, tale per cui la neve si spinge nuovamente fino a 650/700 m tra Langhe, Valsesia e Valli di Lanzo (qui proprio come era già successo lo scorso anno il medesimo giorno). A Pila Valsesia (VC, 686 m) si accumulano 3 cm di neve pesante, che gravano su una vegetazione già rigogliosa: è la seconda nevicata più tardiva almeno dal 1990 e la più “abbondante” per il mese di maggio: in precedenza in questo mese aveva nevicato solamente il 6/5/2004 con un’imbiancata di appena 1 cm.
Pila Valsesia neve 1 maggio

Un rasserenamento del cielo porta le temperature in pianura a scendere ancora una volta nei pressi dello zero la mattina successiva: nell’Astigiano solo la centralina GAIA a San Damiano d’Asti (213 m) va in negativo con -0.6°C, superando il precedente primato del mese di 0.0°C misurato il 17/5/2012. Ancor più notevoli sono i -2.0°C di Baldissero d’Alba (CN) e i -1.9°C di Castelletto d’Orba (AL). Se il gelo a fine Aprile non è cosi eccezionale, sicuramente lo è a Maggio, quando si contano solo altri tre episodi negli ultimi 30 anni, tra cui il più tardivo quello del 17/5/2012 (per maggiori info cliccate QUI).

In molte delle stazioni ARPA le temperature misurate tra l’1 e il 2 maggio risultano essere i valori più bassi nelle brevi serie storiche:

  • Nizza Monferrato (138 m): 0.2°C (precedente: 0.3°C, 17/5/2012)
  • Asti nord, Istituto Agrario (175 m): 0.2°C (precedente: 2.0°C, 17/5/2012)
  • Mombaldone (187 m): 0.3°C (precedente: 1.9°C, 17/5/2012)
  • Asti sud, Borgo Tanaro (117 m): 1.6°C (precedente: 3.9°C, 17/5/2012)
  • Buttigliera d’Asti (260 m): 2.8°C (precedente: 3.3°C, 17/5/2012)
  • Castagnole delle Lanze (383 m): 2.8°C (precedente: 6.2°C, 24-25/5/2013)
  • Loazzolo (600 m): 3.0°C (precedente: 3.9°C, 5/5/2002)
  • Roccaverano (640 m): 3.0°C (precedente: 3.2°C, 24/5/2013)

Tuttavia considerando le centraline attive dal 1989, si riscontra un minimo nel Maggio 1991 inferiore ai valori di quest’anno, sia per la pianura che per la collina: Montechiaro d’Asti (200 m) scendeva a -0.6°C, Montaldo Scarampi (295 m) a +3.1°C e Serole Bric Puschera (765 m) a +0.7°C. Fu particolarmente fredda la prima decade del mese con la neve che si spinse fino a quote collinari in Appennino: 22 cm al Monte Poggio (Urbe, SV, 820 m) e 6 cm a Crocefieschi (GE, 742 m); è probabile che anche in Alta Langa siano scesi fiocchi di neve con qualche locale imbiancata. Inoltre a Montechiaro il mese risulta il più freddo della serie (1990-2016) con appena 12.8°C (5.5/19.7°C) a -3.3°C dalla media ’90-2016.

Danni alle colture per il gelo tardivo, ma Aprile è stato caldo
Le gelate diffuse che si sono avute in gran parte della Pianura Padana tra il 19 aprile ed il 2 maggio 2017 sono state motivo di danni anche estesi alle coltivazioni. Ciò è dovuto anche alla forte anomalia termica positiva delle settimane precedenti, responsabile di un anticipo nello sviluppo vegetativo. Di seguito alcune foto scattate sulle colline di Castel Boglione (AT) in Valle Belbo, che mostrano le foglie delle viti appassite perchè evidentemente “bruciate” dal gelo (fonte: Gianluca Morino):
Castel Boglione danni da gelo sulle viti

Castel Boglione danni da gelo sulle viti (2)

Particolarmente interessante è la foto che segue, scattata da Rino Alto in una valle nei pressi di Serralunga d’Alba, in occasione della gelida alba del 20 aprile 2017; da notare l’estesa brinata, probabilmente favorita dall’orografia della località:
Serralunga d'Alba

Nonostante i freddi degli ultimi dieci giorni del mese, Aprile risulta essere comunque sopra la media 1981-10 di circa 2°C al Nord-Italia secondo l’analisi di WeatherBELL, a testimonianza di come siano state nettamente più anomale le elevate temperature delle prime due settimane del mese, rispetto alle ultime due. Sul Nord-Europa invece troviamo anomalie negative comprese tra -1 e -2°C con punte di 3°C sotto media in Scandinavia: in queste zone ha inciso molto la seconda parte del mese, quando sono ritornate condizioni tipicamente invernali in molti stati a nord delle Alpi.
Aprile temperatura in Europa

Ci sentiamo a questo punto d’accordo con le parole di Daniele Cat Berro della Società Meteorologica Italiana che in un articolo pubblicato su Nimbus scrive:

La tendenza all’aumento delle temperature medie primaverili sta rendendo sempre più frequenti i precoci risvegli della vegetazione tra marzo ed aprile, senza per questo escludere la possibilità, come dimostra l’evento appena avvenuto, di brevi ritorni di freddo, peraltro più dannosi proprio in quanto agiscono su una vegetazione in avanzato sviluppo.

 

Episodi di gelo e neve nel passato tra Aprile e Giugno
Va tenuto conto che ci siamo limitati a fare paragoni con altri eventi avvenuti negli ultimi 30 anni, da un lato perché c’è una maggior disponibili di dati, dall’altro perché questo periodo rappresenta meglio il clima degli ultimi decenni in continua evoluzione, visto l’aumento termico che si registra in tutto il globo terrestre. Andando più indietro nel tempo, casi di gelo e neve tardivi avevano una frequenza ed una intensità maggiore: ad Aprile gli episodi più significati dell’ultimo secolo, oltre ai già citati 2003 e 1991, sono il 1972 e 1954. Descriviamo brevemente i tre eventi citati.

17-18 aprile 1991
17 aprile 1991, 500 hPa

L’aria fredda in discesa dalla Scandinavia irrompe in Pianura Padana nel primo pomeriggio del 17 aprile, manifestandosi con violente raffiche di vento che raggiungono i 76.3 km/h a Montaldo Scarampi: la temperatura crolla di 17 gradi in appena tre ore. In serata si registrano 0.2°C a Montechiaro d’Asti (200 m), -0.4°C a Montaldo Scarampi (295 m) e -2.6°C a Serole Bric Puschera (765 m), record per Aprile delle ultime due stazioni.
La neve sostituisce i rovesci e i temporali nel pomeriggio, così che gran parte del Piemonte e, la notte successiva, dell’Emilia Romagna si imbiancano. Cadono 35 cm a Cuneo, 5 cm a Torino, 18 cm sulla collina del capoluogo torinese al Bric dela Croce (719 m) e 15 cm a Modena, dove risulta la nevicata più abbondante ad Aprile dall’inizio delle misurazioni nel 1830. Di seguito un estratto de ”La Stampa” dalla pagina di Asti e provincia, che descrive bene quanto accaduto nell’Astigiano:
La Stampa 18 aprile 1991 estratto

Per chi non l’avesse ancora consultato, lasciamo il collegamento all’articolo da noi realizzato sulla nevicata del 17-18 aprile 1991, in cui troverete molti altri dati e una più ampia descrizione: CLICCA QUI.

25 aprile 1972
25 aprile 1972, 500 hPa

Dal “Clima di Torino” di Mercalli e Di Napoli leggiamo una precisa descrizione dell’evento nella zona del capoluogo torinese: “Una fortissima avvenzione fredda da NE sopraggiunge al mattino, arrecando vento impetuoso e la neve più tardiva con formazione di manto a Torino. Ne è responsabile l’interazione tra un anticiclone centrato a W della Scozia ed esteso al Mar Baltico e un’area ciclonica allungata dall’Italia ai Balcani. Dopo una breve schiarita notturna, la giornata si apre con cielo coperto e pioggia dalle h 08, con temperatura di 9°C e intorno ai 7°C in alta collina; alle h 09 l’arrivo del fronte freddo si manifesta con un fortissimo vento da NE, fino a 74 km/h a Caselle (…) e a 141 km/h al Bric della Croce (…), la massima velocità rilevata dalla stazione (periodo esaminato 1960-2006). Insieme alla diminuzione di temperatura si manifestano alcuni rovesci anche temporaleschi nei quali la pioggia va gradualmente lasciando il posto alla neve, che in città cade dalle h 13 alle h 20 (frammista a pioggia all’inizio e nelle ultime 3 ore della precipitazione). (…) il manto nevoso è alto 3 cm in città (dove fonderà interamente a sera), tuttavia la neve bagnata e intrisa di pioggia è molto pesante e accumulandosi sulle foglie degli alberi ne spezza i rami (…). In collina si accumulano 8 cm di neve a Pino Torinese [608 m] e 14 cm al Bric della Croce [719 m]”.

Su “La Stampa” del 26 aprile 1972 leggiamo di uno spiacevole accaduto causato dal vento: “Una tromba d’aria [ovviamente si tratta di violente raffiche di vento e non certo di un tornado] seguita da un nubifragio, con violenti scrosci d’acqua, grandine e neve, s’è abbattuta stamane sull’Astigiano [28,4 mm cadono ad Asti, fino a 40,4 mm a Castagnole Lanze]. Diverse persone sono rimaste ferite, di cui due in modo grave. Si temono gravi conseguenze per le colture agrarie a causa della nuova ondata di freddo. In località Palucco, un albero di 12 metri d’altezza che fiancheggiava la statale per Torino, si è schiantato al suolo ostruendo completamente la strada. Una “127” che transitava in quell’istante è stata investita dai grossi rami, la parte anteriore dell’auto è andata distrutta. Tre persone che si trovavano a bordo dell’auto sono rimaste gravemente ferite”. Di seguito una foto dell’accaduto pubblicata sul giornale:
La Stampa 25 aprile 1972 estratto

Sulla “Stampa Sera” del 26-27 aprile 1972 leggiamo ancora: “Ad Asti la temperatura è scesa a soli due gradi sopra lo zero. La neve è assai abbondante: ne risentono in modo particolare i germogli delle viti, quest’anno già in ritardo. La situazione per quanto riguarda l’agricoltura in genere è molto seria. Le frane, le alluvioni hanno distrutto molti vigneti, mentre il raccolto del grano si considera perduto per almeno il sessanta per cento. Da notare che, oltre alla nevicata, in certe zone si è abbattuta anche la grandine”.

20 aprile 1954
20 aprile 1954, 500 hPa

Un prolungato afflusso di aria fredda da Nord-Est ed una conseguente ciclogenesi sul Golfo di Genova sono causa di forti precipitazioni, in gran parte nevose sul Piemonte, dopo un inverno già protagonista di eccezionali nevicate. Ad Asti cadono 9 cm, tra le ore notturne ed il mattino si accumulano in totale 40 mm tra neve fusa e pioggia, che prende il posto della prima in pianura durante il pomeriggio. Si misurano 16 cm ad Aosta, 8 cm a Cuneo, 5 cm a Casale Monferrato (AL, 104 m) e Vercelli (150 m), 12 cm a Torino: si tratta della seconda maggior nevicata nel capoluogo torinese ad Aprile dall’inizio delle misure nel 1787 dopo i 28 cm del 13-14/4/1834. La nevicata in collina risulta più abbondante, perchè prosegue anche durante il pomeriggio: 26 cm a Pino Torinese (TO, 608 m), 25 cm a Moncalvo (AT, 308 m) e Cocconato (AT, 491 m) e 15 cm a Ferrere (AT, 287 m).

Nella notte successiva forte è il timore tra gli agricoltori di una gelata che possa rovinare il raccolto. Molti contadini nel Monferrato trascorrono la notte insonne, cercando a loro modo di evitare la formazione della brina, accendendo falò tra i filari delle viti. Grazie alla presenza di qualche nube durante la notte e la formazioni di nebbie in alcune valli, solo localmente la temperatura scende sotto lo zero, causando comunque danno alle colture. Così titolava un articolo sul quotidiano “La Stampa” il 22 aprile 1954:

La Stampa, 21 aprile 1954

Per quanto riguarda il mese di Maggio, si ebbero gelate diffuse nel 1957 (-22.4°C al Plateau Rosa 3488 m e 2 cm il 6 ad Urbino: è la nevicata più tardiva con accumulo di cui si abbia conoscenza in città) e nel Maggio 1945 (5 cm ad Aosta il giorno 5: neve più tardiva almeno dal 1891): la mattina del 3/5/1945 l’Osservatorio meteorologico di Asti posto sulla torretta del Seminario Vescovile in centro città misura -0.4°C, che risulta essere l’episodio di gelo più tardivo in città almeno dal 1881 (inizio della serie strumentale) e l’unico per il mese di maggio. Considerando che tale valore viene misurato con un termometro elevato a 18 metri dal livello del suolo, è facile ipotizzare punte minime nelle campagne di -6/-7°C. L’immagine seguente è un estratto del registro del Maggio 1945: sulla destra nelle “Osservazioni” viene addirittura fatta menzione di un episodio di neve mista a pioggia il giorno 2, durante un rovescio di 6,2 mm intercorso tra le 11.45 e le 12.30. Infatti nel corso della giornata la neve fa la sua apparizione fino a bassa quota sul Monferrato con temporanee imbiancate: 2 cm si misurano a Cocconato (AT, 491 m). Le condizioni cambiano poi nettamente nel giro di pochi giorni tanto che già il 10 si raggiungono i 30°C, la massima del mese sarà poi di ben 34.0°C il 14.
Maggio 1945 - Asti

Man mano che ci avviciniamo alla Piccola Età Glaciale (1450-1850), un periodo che ha visto una recrudescenza del clima con un’avanzata dei ghiacciai alpini, le gelate si spingono sempre più avanti nella stagione primaverile e troviamo episodi anche a Giugno come avvenne nel 1791. Dalla lettura del “Giornale d’Asti”, scritto tra il 1776 ed il 1819 dallo storico e abate astigiano Stefano Giuseppe Incisa, è possibile ricavare le condizioni del tempo che il sacerdote meticolosamente ha appuntato giorno per giorno per 44 anni consecutivi. Eccezionale è la testimonianza che ci fornisce tra il 15 ed il 16 giugno 1791. Il 15 scrive:

Alla mattina fu sole, e al dopo pranzo fu nuolo. Questa mattina ci fu gran brina, e ghiaccio, e ciò a cagione della neve caduta in Acqui, e suoi contorni ieri, o ieri l’altro, essendo venuta ivi alta quasi un palmo [25 cm circa].

Il 16 riporta:

Questa mattina fu nuolo, e vento freddo di mezzanotte con alquanto di sole prima e dopo il mezzodì. Questa mattina ci fu brina anche dura. Alle ore 4 [di pomeriggio] venne temporale con grandine, e neve, e pioggia precipitosa che durò 20 minuti (…) ci consolò alquanto nella disgrazia che non fu tutta grandine, sebbene era alta mezzo palmo [12 cm circa], ma piuttosto neve compatta, che facilmente si legava assieme come all’inverno: in mezzo però ci si vedevano diversi granelli di assoluta grandine. Il più che possa patire saranno le uve, perchè i grani sono già vicini alla maturità, e si toglieranno più presto (…) le canepe non sono state atterrate, il che fa sperare che il male non sarà poi tanta grave: le uve sole sono quelle che hanno patito assai: i frutti non hanno patito molto.

Forti brinate vengono segnalate tra il 15 ed il 17 giugno anche nelle campagne torinesi, perciò a questi giorni spetta il primato di gelo più tardivo sulle pianure piemontesi da almeno 250 anni. Del tutto eccezionale è la testimonianza della abbondante nevicata ad Acqui, considerando che è posta a soli 156 m di quota in Valle Bormida nell’Alessandrino meridionale, tuttavia mentre dell’apparizione della neve ad Asti ne è testimone diretto Incisa e ce ne fornisce una scrupolosa descrizione, lo stesso non si può dire per l’episodio della località alessandrina, che non può essere confermato con assoluta sicurezza.

Nei tempi più recenti a Giugno sono degni di nota l’1/6/2006 quando con valori minimi di 1/2°C si ebbero discontinue formazioni di brina nelle campagne piemontesi, mentre l’1/6/2011 nevicò misto a pioggia ad Aosta (550 m).

Paolo Faggella & Luca Leucci

1 Comment

  • employment contract 22 maggio 2017 5:10

    Hello, just wanted to mention, I loved this post. It was funny. Keep on posting!

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